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Fedeli  alla Tribù

 

Fedeli alla Tribù
 

Autore: John King , traduzione di Massimo Bocchiola
Editore: Ugo Guanda editore in Parma
Anno:Maggio 1998 Prima edizione
Collana: Narratori della Fenice
Condizioni: OTTIME CONDIZIONI
Categoria: CALCIO HOOLIGANS ULTRAS TEPPISMO INGHILTERRA CHELSEA PRIME EDIZIONI
ID titolo:72061624

"Fedeli alla Tribù" è in vendita da lunedì 10 febbraio 2020 alle 14:51 in provincia di Parma

Note su "Fedeli alla Tribù":
Titolo originale : The Football Factory
’Coventry è meno di un cazzo. Hanno una squadra di merda e dei tifosi di merda. Hitler ci aveva pigliato a raderla al suolo. L’unica cosa buona che è uscita da Coventry sono stati gli Specials, ma anni e anni fa’.
Chi parla in prima persona è Tom Johnson, tifoso del Chelsea di professione magazziniere. Lo scorrere dei capitoli sembra quasi lo scorrere del campionato di Premier.
«La natura umana non cambia. Gli uomini dovranno sempre rompersi il culo a calci e dopo andarsi a chiavare qualche passera. Questa è la vita». Queste le battute di apertura del volume che racconta in prima persona, per bocca del magazziniere Tom Johnson, le vicende di un gruppo di hooligan del Chelsea al seguito della loro squadra. Un libro spesso preso a riferimento dal movimento ultrà per alcune sue affermazioni anche condivisibili («Nessuna televisione sembra interessata a noi tifosi, ma senza l’urlo e il movimento del pubblico il calcio sarebbe uno zero assoluto. È una storia d’amore. Sarà sempre così. Senza la passione il football è morto») e che fotografa il disagio degli hooligan tradizionali, ormai emarginati dagli stadi destinati alle famiglie e lontani anche dalle loro immediate vicinanze sempre più controllate da telecamere e polizia. Ecco quindi che i territori per i nuovi scontri di fine millennio divengono le stazioni della metropolitana, pub e altri luoghi, lontano dagli stadi, con gigantesche risse in cui ci si affida alla logica del branco e della violenza («C’è un ruggito che fa andare via la testa la sentiamo la carica e il sibilo dentro alle orecchie di combattere spalla a spalla per il nostro nome e la tribù»). Enfatico, violentissimo, scurrile e sboccato, il libro di King è un’impietosa critica dell’Inghilterra di oggi e fotografa ciò che è rimasto della cultura della working class britannica ai tempi della globalizzazione e del mercato unico . Organizzata in una serie di capitoli che narrano le nefande prodezze dei nostri eroi, tra sbornie, risse e fugaci relazioni sessuali, la vicenda ci conduce fino al punto in cui Tom viene arrestato e costretto a presentarsi in tribunale, fino allo scontro con gli arcinemici del Milwall, in cui il nostro eroe rimane solo e viene malmenato senza pietà dai tifosi avversari (ma nemmeno questo gli farà cambiare idea, in un misto di fierezza virile e di lealtà alla causa: si va avanti, anzi, gli altri ti guarderanno con maggior rispetto). La narrazione è però continuamente infarcita di capitoli in cui l’autore, con indiscutibile abilità, cambia registro e stile per raccontare piccoli spaccati di vita londinese tra miserie umane e speranze tradite, sogni impossibili e frustrazioni che non trovano altro sfogo che l’aggressività, quasi a dimostrare che la violenza del calcio è solo uno degli esiti di una società orribile che genera mostri , sempre pronti a sbattere gli hooligans in prima pagina e tutti pronti all’autoassoluzione (e da qui deriva il titolo originale, The Football Factory). Ne emerge un’umanità schizzata, che segue la propria squadra come unica ancora di salvezza («Ce ne sono tante di partite casalinghe del cazzo, ma ci vai ugualmente, perché se no cosa fai?»), perché, in fin dei conti, picchiare è «meglio che chiavare una passera. Meglio delle pasticche». C’è il riconoscimento che la violenza crea dipendenza, quasi come e più della droga: «Credo che in qualche maniera siamo come dei drogati. Drogati fatti e finiti che cerchiamo lo sballo del cartone. Solo che noi non facciamo la scelta comodina, di starcene seduti belli tranquilli mentre la roba ci dà nella testa, fuori dai ciglioni, a fargli impressione ai vicini di casa. No, noi veniamo qua e ci piazziamo sulla linea del fuoco. È sballo naturale. Adrenalina-dipendenza». Il tutto, ovviamente, permeato dall’esibita consapevolezza che la vita fa schifo, da un machismo da operetta e da una retorica bellica basata su un’intransigente identità etnico-razziale (bianchi, inglesi e anglicani) che vede cockney contro scousers contro geordies contro brummies, e un odio efferato per qualsiasi minoranza, dagli ebrei agli arabi, dagli indiani ai pakistani (per non parlare dei francesi, dei tedeschi o degli italiani). Una specie di semiotica del tifo, non si sa però fino a che punto sincera.
Brossura morbida con alette figurata a colori, formato in 8° cm. 14 x 22, pagine 303. Condizioni usato , normali segni del tempo, pagine leggermente ingiallite, nessuna mancanza, legatura solidissima, nel complesso ottimo esemplare. Fondamentale e rara opera di riferimento sull’argomento : Irvine Welsh l’ha definito il miglior libro che abbia mai letto sul calcio, questo libro ha segnato la passione e l’interesse per il calcio inglese. Quasi un “romanzo di formazione”. E’ un libro crudo, che già dal suo incipit brutale ti colpisce alla mandibola.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.


 

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"Fedeli alla Tribù"
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D.LGS 205/2006 - D.LGS 21/2014
Aggiornato al 13 giugno 2014

Articolo 3
Definizioni

1. Ai fini del presente codice ove non diversamente previsto, si intende per :
a) consumatore o utente: la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta ;
...
c) professionista: la persona fisica o giuridica che agisce nell'esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, ovvero un suo intermediario;

Articolo 63
Passaggio del rischio
1. Nei contratti che pongono a carico del professionista l’obbligo di provvedere alla spedizione dei beni il rischio della perdita o del danneggiamento dei beni, per causa non imputabile al venditore, si trasferisce al consumatore soltanto nel momento in cui quest’ultimo, o un terzo da lui designato e diverso dal vettore, entra materialmente in possesso dei beni.
2. Tuttavia, il rischio si trasferisce al consumatore gia’ nel momento della consegna del bene al vettore qualora quest’ultimo sia stato scelto dal consumatore e tale scelta non sia stata proposta dal professionista, fatti salvi i diritti del consumatore nei confronti del vettore.

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