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Attila József e l’arte moderna
 

€ 10,00

Attila József e l’arte moderna

€ 10,00

 

Attila József e l’arte moderna
 

Autore: István Mészáros
Editore: Lerici editori
Anno:aprile 1964 I edizione
Condizioni: OTTIME CONDIZIONI
Categoria: CRITICA LETTERARIA, LETTERATURA UNGHERESE
ID titolo:71159507

"Attila József e l’arte moderna" č in vendita da lunedě 20 gennaio 2020 alle 11:22 in provincia di Palermo

Note su "Attila József e l’arte moderna":
István Mészáros
Attila József e l’arte moderna

Lerici editori
Poeti europei - Saggi e prose n. 1

Traduzione: -

Introduzione: -

Anno: aprile 1964
I edizione

Pagine: 248 + Poesie (256) + Articoli (258) + Indice dei Nomi (264) + Indice

Codice ISBN: -

Copertina: cartoncino editoriale protetto con pellicola. Astuccio di cartoncino illustrato. Scheda libro.

Stato: Ottimo stato del libro. Buono stato, molto buono, piccola imperfezione, dell’astuccio.

Peso del libro: gr. 410

Misure del libro: cm 13,50 x cm 22,50

La fotografia riproduce il libro.

Contenuto: Di un grande poeta - che in epoca non sospetta, nel 1925, viene definito da Lukács il primo lirico proletario in possesso di qualitŕ letterarie mondiali, non cosmopolitiche - vengono qui presentati i saggi maggiori (di teoria dell’arte e di teoria politica), accompagnati da testi autobiografici, lettere alle donne, da un frammento inedito di commedia intitolato Psicoanalisi e da un Elenco di libere associazioni in due sedute, anch’esso nella versione attuale inedito, modernissimo tentativo di scrittura automatica surrealista su materiale psicoanalitico. (...) (dalla quarta di copertina)

Autore: István Mészáros, (Budapest, 1930 - 1° ottobre 2017), č forse il solo allievo diretto di Lukács che non abbia ricusato la lezione del maestro, con l’ovvia ambizione di riformularla e renderla attuale. Oltre il capitale. Verso una teoria della transizione (Milano, Punto Rosso, pp. 908, euro 40) č un lavoro monumentale, una sorta di compendio sistematico per l’analisi del capitalismo contemporaneo, un’opera per certi aspetti straniante, perché legata a una tradizione di analisi e di proposta filosofico-politica distante dall’impressionismo teorico dei nostri tempi. Per questo la scelta coraggiosa dei curatori (Nunzia Augeri e Roberto Mapelli) di presentarla nella sua completezza marmorea dev’essere apprezzata e sottolineata: del resto, se il marxismo ha l’ambizione di porsi come visione alternativa al dominio del capitale, la sua validitŕ, in un momento che sembra decretarne la scomparsa o l’integrazione, passa da una verifica concettuale permanente, che di certo costa tempo e fatica.
Mészáros č uno hegelo-marxista; da Lukács ha acquisito la necessitŕ di un pensiero della totalitŕ, e ha reso questo concetto piů dinamico attraverso lo studio di Sartre. Ma, in ragione di un oltrepassamento di tali importanti riferimenti, č convinto che l’oggetto ultimo della riflessione debba essere il superamento del capitale e, in particolare, la forma assunta dalle sue crisi strutturali. L’offensiva socialista si gioca, per Mészáros, sul terreno di una politica radicale che pone il lavoro come premessa della transizione: proprio perché il capitale gioca la sua partita sulla divisione del lavoro (che perdura, sottolinea lo studioso, anche laddove il capitalismo non sembra sussistere, com’č accaduto in Unione Sovietica) e sul suo controllo, č l’occupazione a costituire il vero fattore della trasformazione sociale. La liberazione pertiene al lavoro e alle modalitŕ con cui quest’ultimo viene strutturato in una societŕ liberata: senza una politica in grado di accordare al lavoro le qualitŕ determinanti che secondo Marx poneva in essere, senza una politica che trovi nel lavoro un esempio differente di socializzazione, non puň darsi transizione al socialismo. La lezione dell’ultimo Lukács ridiventa qui centrale.
Questa tesi proviene da un’analisi del capitale che, formulata all’inizio degli anni Novanta, mantiene ancora una sua attualitŕ. Posto che il capitale si dia nella modernitŕ come «irresistibile e indiscutibile fattore totalizzante» che produce concretezza e rapporti sociali, il suo limite consiste nella progressiva incontrollabilitŕ del suo dinamismo (che nessuna “mano invisibile” puň arginare). In tal senso, «come sistema di controllo metabolico-sociale, il capitale č pressoché irresistibile fintantoché riesce a estrarre e accumulare pluslavoro – in forma direttamente economica oppure politica – nel corso della riproduzione allargata di una data societŕ. Quando tuttavia il processo dinamico di espansione e di accumulazione per qualsiasi ragione si esaurisce, le conseguenze sono devastanti». Ciň vuol dire che il capitale puň essere spiegato ricorrendo a una dialettica del concetto di limite: proprio perché l’estrazione vantaggiosa di lavoro non puň conoscere argini, «il capitale si muove implacabilmente fra gli ostacoli e i limiti cui č storicamente esposto, adottando le forme di controllo piů sorprendenti e sconcertanti. […] In questa maniera il sistema ridefinisce ed estende costantemente i propri limiti relativi, proseguendo il suo corso mentre le circostanze cambiano».
L’attenzione di Mészáros č allora in parte rivolta ai processi di espansione di tali limiti e alle modalitŕ sociali con cui il capitale si garantisce la sopravvivenza. Una buona sezione del libro č cosě dedicata alle mediazioni tra capitale e vita sociale, analizzate senza nulla concedere ai teoremi della cosiddetta biopolitica. Qui il modello di Lukács viene attualizzato a partire dal famoso saggio sulla reificazione, nella direzione di una ricerca intorno ai processi di interiorizzazione del capitale. Non manca nepppure una critica del concetto di “marxismo occidentale” e del tracollo della prassi, responsabile, in qualche modo, dell’egemonia assunta da una soggettivitŕ di marca neoliberale fortemente adattiva al contesto capitalistico.
Č chiaro come l’obiettivo polemico sia la forma subdola di un socialismo realizzato che non rinuncia a una divisione capitalistica del lavoro, o che si adegua soltanto a un riduttivo «rovesciamento politico del capitalismo». In un’intervista che fa da corollario al volume, Mészáros č ancora piů netto: dal momento che le crisi del capitale hanno creato insicurezza e depressione ovunque, non si puň aver fiducia in una modernizzazione che pretende di rivitalizzare il capitale; la sola alternativa, di cui la classe lavoratrice dovrebbe farsi carico, č «una radicale separazione dalla logica irragionevolmente distruttiva di questo controllo orientato all’accumulazione». Il che vuol dire non cedere all’utopia di una “mercatizzazione” semplice, ma cercare pazientemente la giusta alternativa (la “ricchezza della produzione” di liberi individui versus la “produzione della ricchezza” su cui il capitale lucra), senza ricorrere alla facile strategia di distruggere concetti – come quello di lavoro – che il capitale medesimo ha contribuito a modificare, convertire e infine uccidere. (Marco Gatto, Il manifesto, il 25 agosto 2017 - recensione a Oltre il capitale)

Soggetto dell’opera: Attila József (Budapest, 11 aprile 1905 – Balatonszárszó, 3 dicembre 1937) č stato un poeta ungherese; č considerato uno dei piů importanti poeti ungheresi del XX secolo.

METODI DI SPEDIZIONE:
POSTA PRIORITARIA PIEGO DI LIBRI: euro 2,00 (non tracciabile).
POSTA RACCOMANDATA PIEGO DI LIBRI: euro 5,00 (tracciabile).
CONSEGNA A MANO: possibile ritiro senza ulteriori spese.

SI FANNO SPEDIZIONI MULTIPLE E, SI RICORDA, CHE LA MERCE VIAGGIA A CARICO DEL DESTINATARIO.

METODI DI PAGAMENTO:
. PAYPAL
. BONIFICO BANCARIO
. RICARICANDO LA CARTA PREPAGATA

RILASCIO FEEDBACK: IL FEEDBACK SARA’ RILASCIATO SUBITO DOPO AVERLO RICEVUTO.

 

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CRITICA LETTERARIA, LETTERATURA UNGHERESE. István Mészáros
Attila József e l’arte moderna

Lerici editori
Poeti europei - Saggi e prose n. 1

Traduzione: -

Introduzione: -

Anno: aprile 1964
I edizione

Pagine: 248 + Poesie (256) + Articoli (258) + Indice dei Nomi (264) + Indice

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Copertina: cartoncino editoriale protetto con pellicola. Astuccio di cartoncino illustrato. Scheda libro.

Stato: Ottimo stato del libro. Buono stato, molto buono, piccola imperfezione, dell’astuccio.

Peso del libro: gr. 410

Misure del libro: cm 13,50 x cm 22,50

La fotografia riproduce il libro.

Contenuto: Di un grande poeta - che in epoca non sospetta, nel 1925, viene definito da Lukács il primo lirico proletario in possesso di qualitŕ letterarie mondiali, non cosmopolitiche - vengono qui presentati i saggi maggiori (di teoria dell’arte e di teoria politica), accompagnati da testi autobiografici, lettere alle donne, da un frammento inedito di commedia intitolato Psicoanalisi e da un Elenco di libere associazioni in due sedute, anch’esso nella versione attuale inedito, modernissimo tentativo di scrittura automatica surrealista su materiale psicoanalitico. (...) (dalla quarta di copertina)

Autore: István Mészáros, (Budapest, 1930 - 1° ottobre 2017), č forse il solo allievo diretto di Lukács che non abbia ricusato la lezione del maestro, con l’ovvia ambizione di riformularla e renderla attuale. Oltre il capitale. Verso una teoria della transizione (Milano, Punto Rosso, pp. 908, euro 40) č un lavoro monumentale, una sorta di compendio sistematico per l’analisi del capitalismo contemporaneo, un’opera per certi aspetti straniante, perché legata a una tradizione di analisi e di proposta filosofico-politica distante dall’impressionismo teorico dei nostri tempi. Per questo la scelta coraggiosa dei curatori (Nunzia Augeri e Roberto Mapelli) di presentarla nella sua completezza marmorea dev’essere apprezzata e sottolineata: del resto, se il marxismo ha l’ambizione di porsi come visione alternativa al dominio del capitale, la sua validitŕ, in un momento che sembra decretarne la scomparsa o l’integrazione, passa da una verifica concettuale permanente, che di certo costa tempo e fatica.
Mészáros č uno hegelo-marxista; da Lukács ha acquisito la necessitŕ di un pensiero della totalitŕ, e ha reso questo concetto piů dinamico attraverso lo studio di Sartre. Ma, in ragione di un oltrepassamento di tali importanti riferimenti, č convinto che l’oggetto ultimo della riflessione debba essere il superamento del capitale e, in particolare, la forma assunta dalle sue crisi strutturali. L’offensiva socialista si gioca, per Mészáros, sul terreno di una politica radicale che pone il lavoro come premessa della transizione: proprio perché il capitale gioca la sua partita sulla divisione del lavoro (che perdura, sottolinea lo studioso, anche laddove il capitalismo non sembra sussistere, com’č accaduto in Unione Sovietica) e sul suo controllo, č l’occupazione a costituire il vero fattore della trasformazione sociale. La liberazione pertiene al lavoro e alle modalitŕ con cui quest’ultimo viene strutturato in una societŕ liberata: senza una politica in grado di accordare al lavoro le qualitŕ determinanti che secondo Marx poneva in essere, senza una politica che trovi nel lavoro un esempio differente di socializzazione, non puň darsi transizione al socialismo. La lezione dell’ultimo Lukács ridiventa qui centrale.
Questa tesi proviene da un’analisi del capitale che, formulata all’inizio degli anni Novanta, mantiene ancora una sua attualitŕ. Posto che il capitale si dia nella modernitŕ come «irresistibile e indiscutibile fattore totalizzante» che produce concretezza e rapporti sociali, il suo limite consiste nella progressiva incontrollabilitŕ del suo dinamismo (che nessuna “mano invisibile” puň arginare). In tal senso, «come sistema di controllo metabolico-sociale, il capitale č pressoché irresistibile fintantoché riesce a estrarre e accumulare pluslavoro – in forma direttamente economica oppure politica – nel corso della riproduzione allargata di una data societŕ. Quando tuttavia il processo dinamico di espansione e di accumulazione per qualsiasi ragione si esaurisce, le conseguenze sono devastanti». Ciň vuol dire che il capitale puň essere spiegato ricorrendo a una dialettica del concetto di limite: proprio perché l’estrazione vantaggiosa di lavoro non puň conoscere argini, «il capitale si muove implacabilmente fra gli ostacoli e i limiti cui č storicamente esposto, adottando le forme di controllo piů sorprendenti e sconcertanti. […] In questa maniera il sistema ridefinisce ed estende costantemente i propri limiti relativi, proseguendo il suo corso mentre le circostanze cambiano».
L’attenzione di Mészáros č allora in parte rivolta ai processi di espansione di tali limiti e alle modalitŕ sociali con cui il capitale si garantisce la sopravvivenza. Una buona sezione del libro č cosě dedicata alle mediazioni tra capitale e vita sociale, analizzate senza nulla concedere ai teoremi della cosiddetta biopolitica. Qui il modello di Lukács viene attualizzato a partire dal famoso saggio sulla reificazione, nella direzione di una ricerca intorno ai processi di interiorizzazione del capitale. Non manca nepppure una critica del concetto di “marxismo occidentale” e del tracollo della prassi, responsabile, in qualche modo, dell’egemonia assunta da una soggettivitŕ di marca neoliberale fortemente adattiva al contesto capitalistico.
Č chiaro come l’obiettivo polemico sia la forma subdola di un socialismo realizzato che non rinuncia a una divisione capitalistica del lavoro, o che si adegua soltanto a un riduttivo «rovesciamento politico del capitalismo». In un’intervista che fa da corollario al volume, Mészáros č ancora piů netto: dal momento che le crisi del capitale hanno creato insicurezza e depressione ovunque, non si puň aver fiducia in una modernizzazione che pretende di rivitalizzare il capitale; la sola alternativa, di cui la classe lavoratrice dovrebbe farsi carico, č «una radicale separazione dalla logica irragionevolmente distruttiva di questo controllo orientato all’accumulazione». Il che vuol dire non cedere all’utopia di una “mercatizzazione” semplice, ma cercare pazientemente la giusta alternativa (la “ricchezza della produzione” di liberi individui versus la “produzione della ricchezza” su cui il capitale lucra), senza ricorrere alla facile strategia di distruggere concetti – come quello di lavoro – che il capitale medesimo ha contribuito a modificare, convertire e infine uccidere. (Marco Gatto, Il manifesto, il 25 agosto 2017 - recensione a Oltre il capitale)

Soggetto dell’opera: Attila József (Budapest, 11 aprile 1905 – Balatonszárszó, 3 dicembre 1937) č stato un poeta ungherese; č considerato uno dei piů importanti poeti ungheresi del XX secolo.

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Aggiornato al 13 giugno 2014

Articolo 3
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1. Ai fini del presente codice ove non diversamente previsto, si intende per :
a) consumatore o utente: la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attivitŕ imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta ;
...
c) professionista: la persona fisica o giuridica che agisce nell'esercizio della propria attivitŕ imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, ovvero un suo intermediario;

Articolo 63
Passaggio del rischio
1. Nei contratti che pongono a carico del professionista l’obbligo di provvedere alla spedizione dei beni il rischio della perdita o del danneggiamento dei beni, per causa non imputabile al venditore, si trasferisce al consumatore soltanto nel momento in cui quest’ultimo, o un terzo da lui designato e diverso dal vettore, entra materialmente in possesso dei beni.
2. Tuttavia, il rischio si trasferisce al consumatore gia’ nel momento della consegna del bene al vettore qualora quest’ultimo sia stato scelto dal consumatore e tale scelta non sia stata proposta dal professionista, fatti salvi i diritti del consumatore nei confronti del vettore.

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