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CULTURE FOTOGRAFICHE E SOCIETA’ A TORINO :  1839 – 1911

 

CULTURE FOTOGRAFICHE E SOCIETA’ A TORINO : 1839 – 1911
 

Autore: MARINA MIRAGLIA
Editore: ALLEMANDI UMBERTO & C. TORINO
Anno:1990 PRIMA EDIZIONE
Collana: FONDAZIONE GUIDO ED ETTORE DE FORNARIS
Condizioni: COME NUOVO
Categoria: FOTOGRAFIA STORIA DELLA FOTOGRAFIA TORINO
ID titolo:67585603

"CULTURE FOTOGRAFICHE E SOCIETA’ A TORINO : 1839 – 1911" è in vendita da martedì 3 settembre 2019 alle 12:06 in provincia di Parma

Note su "CULTURE FOTOGRAFICHE E SOCIETA’ A TORINO : 1839 – 1911":
Marina Miraglia,è stata storica della fotografia nonché punto di riferimento per tutti coloro che si sono occupati di tale disciplina .Persona capace di comunicare la propria conoscenza della materia ma allo stesso tempo modesta e estremamente disponibile si formò con Giulio Carlo Argan nei primi anni Settanta per divenire funzionario dei Beni Culturali e Ambientali, prima all’allora Gabinetto Fotografico Nazionale e poi all’Istituto Nazionale per la Grafica, istituto nel quale ha fondato e poi diretto il settore delle Collezioni fotografiche recuperando numerosi fondi storici , Oltre ad aver ricoperto prestigiosi incarichi accademici è stata fra i membri fondatori della Società Italiana per lo Studio della Fotografia.
L’Opera ripercorre un lungo periodo di storia della fotografia attraverso le immagini originali di fotografi piemontesi, di nascita o di adozione, che hanno saputo ben rappresentare la storia della fotografia in Italia e soprattutto il ruolo centrale e vitale che Torino e il Piemonte hanno svolto anche in questo campo. Il periodo preso in considerazione dall’illustre studiosa si estende dall’invenzione della fotografia (1839) al 1911 , anno in cui non solo si colloca il memorabile III Congresso fotografico Italiano , ma anche momento che segna , con le esperienze fotodinamiche dei Bragaglia, un vistoso quanto emblematico slittamento di tendenza verso le istanze dell’avanguardia storica dell’espressione contemporanea. Torino, prima capitale del Regno Sardo, poi di quello Italiano ed infine centro nevralgico dell’industria e dell’editoria della nostra nazione, era un ideale contesto geografico culturale da indagare con riferimenti allargati ad un quadro più ampio dell’intera vicenda fotografica, italiana ed internazionale. L’Opera parte dall’ipotesi che la fotografia , in quanto mezzo principe e più significativo della comunicazione del mondo moderno, sia stata fortemente condizionata dalle ideologie dominanti e abbia proposto ed imposto un nuovo modo di vedere e di rapportarsi al reale , particolare attenzione è stata dunque data ai legami che intercorrono fra fotografia e società. Sono immagini “visitate” dal tempo , la grazia dell’ombra e la grazia della luce , come se il respiro del tempo avesse depositato qui la sua patina. Parrebbe che la caratteristica del tempo sia il - non - : Il passato non c’è più, il futuro non c’è ancora, il presente sfugge… Ma la forza che si percepisce in queste immagini viene da un clima di zone buie, remote, da luoghi dimenticati, trasformati, feriti. Ci scuote, questa forza, si rivolge a noi, ci chiede di trovare ancora una volta la via per il traghetto. Da sponda a sponda incontriamo terre conosciute e sconosciute assieme, qualcosa di antico e di enorme che ci precede (se pur non di molto) nel tempo dei calendari. E ci disegna. Anzi: ci ha disegnati. Chi ha scattato queste immagini ha dovuto rallentare la sua corsa. Ha sperimentato un esorcismo, la meraviglia della fotografia, coi suoi riti di apparati tecnologici in divenire. Forse è solo così che si riparano le ferite, nel fermarsi e guardare, pur sapendo che il precipizio è vicino. In queste fotografie c’è l’intreccio di infinito e di lavoro tecnico, affidato, quest’ultimo, al dito che decide lo scatto, il clic. Quell’incontro tra l’indice e il pulsante mette in moto l’incontro più vasto fra noi e il mondo. Sono figure, queste, che ci regalano una specie di pace, nel tempo e fuori dal tempo. Guardandole col filtro della memoria o della nostalgia sperimento il senso vago di un mancamento, un sussulto dolce, ritualizzato e ritmato dal color seppia. Una patina, qualcosa di tenue, sempre sul punto di sparire , come sospeso, eppure decisivo. La bellezza un po’ inquietante che proviene da un luogo, luogo e non-luogo. Il non luogo è ciò che, interrogato, rimane in silenzio. Mentre il vero luogo ci parla, ci chiama, è femmina. Il luogo diventa intero e vivo quando all’improvviso ci rimanda e ci ritorna ciò che abbiamo amato. Dove e quando le ombre, soprattutto le ombre, parlano con sapienza. Il luogo vivo deve essere da quelle parti, nella svolta di un respiro, dove si è depositato tutto il respiro di ciò che siamo stati e che ora emerge nella verità di un compiuto. Anche nel compiuto di un’immagine al bromuro d’argento. Ognuna di queste fotografie sta lì, ferma, in attesa di essere svelata. Come “visione”, o meglio, come veduta che suggerisce e prepara la visione.
Legatura in cartonato editoriale bianco con titoli in nero al dorso, sovraccoperta illustrata in b/n , formato in 4° cm. 22 x 31, pagine 468 con 180 fotografie in bicromia e 46 a colori f/t. Condizioni usato allo stato del nuovo, impercettibili segni del tempo, nel complesso eccellente esemplare da collezione. Fondamentale e rara opera di riferimento sull’argomento.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.


 

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"CULTURE FOTOGRAFICHE E SOCIETA’ A TORINO : 1839 – 1911"
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FOTOGRAFIA STORIA DELLA FOTOGRAFIA TORINO. Marina Miraglia,è stata storica della fotografia nonché punto di riferimento per tutti coloro che si sono occupati di tale disciplina .Persona capace di comunicare la propria conoscenza della materia ma allo stesso tempo modesta e estremamente disponibile si formò con Giulio Carlo Argan nei primi anni Settanta per divenire funzionario dei Beni Culturali e Ambientali, prima all’allora Gabinetto Fotografico Nazionale e poi all’Istituto Nazionale per la Grafica, istituto nel quale ha fondato e poi diretto il settore delle Collezioni fotografiche recuperando numerosi fondi storici , Oltre ad aver ricoperto prestigiosi incarichi accademici è stata fra i membri fondatori della Società Italiana per lo Studio della Fotografia.
L’Opera ripercorre un lungo periodo di storia della fotografia attraverso le immagini originali di fotografi piemontesi, di nascita o di adozione, che hanno saputo ben rappresentare la storia della fotografia in Italia e soprattutto il ruolo centrale e vitale che Torino e il Piemonte hanno svolto anche in questo campo. Il periodo preso in considerazione dall’illustre studiosa si estende dall’invenzione della fotografia (1839) al 1911 , anno in cui non solo si colloca il memorabile III Congresso fotografico Italiano , ma anche momento che segna , con le esperienze fotodinamiche dei Bragaglia, un vistoso quanto emblematico slittamento di tendenza verso le istanze dell’avanguardia storica dell’espressione contemporanea. Torino, prima capitale del Regno Sardo, poi di quello Italiano ed infine centro nevralgico dell’industria e dell’editoria della nostra nazione, era un ideale contesto geografico culturale da indagare con riferimenti allargati ad un quadro più ampio dell’intera vicenda fotografica, italiana ed internazionale. L’Opera parte dall’ipotesi che la fotografia , in quanto mezzo principe e più significativo della comunicazione del mondo moderno, sia stata fortemente condizionata dalle ideologie dominanti e abbia proposto ed imposto un nuovo modo di vedere e di rapportarsi al reale , particolare attenzione è stata dunque data ai legami che intercorrono fra fotografia e società. Sono immagini “visitate” dal tempo , la grazia dell’ombra e la grazia della luce , come se il respiro del tempo avesse depositato qui la sua patina. Parrebbe che la caratteristica del tempo sia il - non - : Il passato non c’è più, il futuro non c’è ancora, il presente sfugge… Ma la forza che si percepisce in queste immagini viene da un clima di zone buie, remote, da luoghi dimenticati, trasformati, feriti. Ci scuote, questa forza, si rivolge a noi, ci chiede di trovare ancora una volta la via per il traghetto. Da sponda a sponda incontriamo terre conosciute e sconosciute assieme, qualcosa di antico e di enorme che ci precede (se pur non di molto) nel tempo dei calendari. E ci disegna. Anzi: ci ha disegnati. Chi ha scattato queste immagini ha dovuto rallentare la sua corsa. Ha sperimentato un esorcismo, la meraviglia della fotografia, coi suoi riti di apparati tecnologici in divenire. Forse è solo così che si riparano le ferite, nel fermarsi e guardare, pur sapendo che il precipizio è vicino. In queste fotografie c’è l’intreccio di infinito e di lavoro tecnico, affidato, quest’ultimo, al dito che decide lo scatto, il clic. Quell’incontro tra l’indice e il pulsante mette in moto l’incontro più vasto fra noi e il mondo. Sono figure, queste, che ci regalano una specie di pace, nel tempo e fuori dal tempo. Guardandole col filtro della memoria o della nostalgia sperimento il senso vago di un mancamento, un sussulto dolce, ritualizzato e ritmato dal color seppia. Una patina, qualcosa di tenue, sempre sul punto di sparire , come sospeso, eppure decisivo. La bellezza un po’ inquietante che proviene da un luogo, luogo e non-luogo. Il non luogo è ciò che, interrogato, rimane in silenzio. Mentre il vero luogo ci parla, ci chiama, è femmina. Il luogo diventa intero e vivo quando all’improvviso ci rimanda e ci ritorna ciò che abbiamo amato. Dove e quando le ombre, soprattutto le ombre, parlano con sapienza. Il luogo vivo deve essere da quelle parti, nella svolta di un respiro, dove si è depositato tutto il respiro di ciò che siamo stati e che ora emerge nella verità di un compiuto. Anche nel compiuto di un’immagine al bromuro d’argento. Ognuna di queste fotografie sta lì, ferma, in attesa di essere svelata. Come “visione”, o meglio, come veduta che suggerisce e prepara la visione.
Legatura in cartonato editoriale bianco con titoli in nero al dorso, sovraccoperta illustrata in b/n , formato in 4° cm. 22 x 31, pagine 468 con 180 fotografie in bicromia e 46 a colori f/t. Condizioni usato allo stato del nuovo, impercettibili segni del tempo, nel complesso eccellente esemplare da collezione. Fondamentale e rara opera di riferimento sull’argomento.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.

 

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D.LGS 205/2006 - D.LGS 21/2014
Aggiornato al 13 giugno 2014

Articolo 3
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a) consumatore o utente: la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta ;
...
c) professionista: la persona fisica o giuridica che agisce nell'esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, ovvero un suo intermediario;

Articolo 63
Passaggio del rischio
1. Nei contratti che pongono a carico del professionista l’obbligo di provvedere alla spedizione dei beni il rischio della perdita o del danneggiamento dei beni, per causa non imputabile al venditore, si trasferisce al consumatore soltanto nel momento in cui quest’ultimo, o un terzo da lui designato e diverso dal vettore, entra materialmente in possesso dei beni.
2. Tuttavia, il rischio si trasferisce al consumatore gia’ nel momento della consegna del bene al vettore qualora quest’ultimo sia stato scelto dal consumatore e tale scelta non sia stata proposta dal professionista, fatti salvi i diritti del consumatore nei confronti del vettore.

gazzettaufficiale.it
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