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Walkabout

 

Walkabout
 

Autore: Giorgio Gennari – commenti visivi di Giacomo Mordacci
Editore: Fermo Editore
Anno:Maggio 2010
Condizioni: NUOVO
Categoria: VIAGGI, NARRATIVA, POESIA VISIVA, LIBRI DI PREGIO , ANTROPOLOGIA, LIBRO D’ARTISTA
ID titolo:65199961

"Walkabout" è in vendita da martedì 18 giugno 2019 alle 16:51 in provincia di Parma

Note su "Walkabout":
Il termine walkabout (cammina in giro) si riferisce al lungo viaggio rituale che gli australiani aborigeni saltuariamente intraprendono attraversando a piedi le distese del bush australiano. Il termine fu coniato dai proprietari terrieri bianchi australiani per riferirsi agli schiavi (o ai lavoratori) aborigeni che sparivano dalle loro proprietà, spesso per settimane, e dei quali si diceva gone walkabout (andato in walkabout). Nella cultura aborigena, le lunghe camminate nel deserto degli individui che intraprendono il walkabout svolgono un ruolo essenziale per consentire contatti e scambi di risorse (sia materiali che spirituali, come i tradizionali canti) fra popolazioni separate da enormi distanze. Quando arrivarono i primi europei, gli aborigeni non mostrarono molto interesse, pensando che questi avrebbero continuato il loro ’’walkabout’’ esplorativo del bush, non sapendo che gli europei non erano cacciatori e raccoglitori, ma agricoltori e allevatori.
Mezza tela nera con titoli rossi al dorso, piatti cartonati con rivestimento carta sealing gr 140 sgualcita a mano, stampa serigrafica 3 colori, serigrafia trasparente uv lucida alto spessore. Formato in ottavo oblungo cm. 35 x 24, pagine 158 n.n., numerose illustrazioni a tutta pagina protette da veline parlanti, stampa 6 colori serigrafia trasparente uv lucida alto spessore su carta flora avorio cordenons gr 130 mq. Schede: stampa 4 colori su carta gsk Fedrigoni gr 100 mq. Eccellente esemplare allo stato del nuovo, l’opera è offerta in astuccio chiuso con elastici.
Un libro come un opera d’arte, un’opera da leggere, da avere tra le mani per emozionarsi, a partire dalla carta stropicciata (a mano), dalla scrittura che si fa un po’ fatica a decifrare ma chissà perché quella “p” mai uguale, quella “r” che si confonde nella “i”, sembra improvvisamente più vera del preciso carattere tipografico. E il testo tratto da un giornale del 1856 diventa forma attuale di pensiero: il ’’viaggio in forma libera’’. E poi quelle illustrazioni, scomposte su fogli diversi che sembrano scenografie, accompagnano alla meta, anzi nel “walkabout”. Il principio del ’’viaggio circolare sulle tracce di un pericoloso niente di preciso’’, viaggiare verso paesi lontani a piccoli passi, assaporando l’avvicinamento con i lenti cambiamenti che si percepiscono sulla pelle e nei pensieri : un viaggio circolare sulla ferrovia Parma-Aulla, Aulla-Lucca, Lucca-Pistoia, Pistoia-Bologna, Bologna-Parma. L’autore scrive in modo bizzarro, a metà tra poesia e fumetto, arricchendo di fascino sottile anche il nulla di una campagna triste, di stazioni quasi invisibili tra le carcasse di una natura autunnale e il silenzio spettrale di un treno locale. Ma anche in un piccolo viaggio come questo si assaporano piccoli indizi di cambiamento, corrono sulle rotaie, in pochi chilometri i silenzi si trasformano, per chi li vuol vedere, in un caos di dialetti, emozioni e pensieri. Le stazioni di piccoli paesi fatti di niente, se non di ’’cartelli di grottesca promozione turistica’’, si incrociano ai ricordi dei morti di Bologna. E il cerchio si chiude. Sono le impronte degli scarponi a condurre il walkabout tra emozioni (reali) e viaggi (metaforici). Cambia il racconto, la meta e cambia anche il modo di scrivere, si fa ombroso con la nostalgia del nomade per una casa, del vagabondo acchiappanuvole braccato dalla famiglia che lo rivuole e i ’’sogni che non hanno sonno’’. La danza del vecchio nell’oro del tramonto che mima case, canali e campanili per spiegare una strada a chi già la sa, ma non si vuole perdere la magia di un incontro. Il ricordo del vecchio col rosmarino si mescola ai ’’bighelloni del suk di Gerusalemme’’, spettacoli e odori di un esotismo alla Pierre Loti. L’Oriente raccontato come un acquerello alla Hesse, una magica frenesia di ’’viaggio vero’’ ti coglie alla gola prima di riuscire a staccare gli occhi dal testo per correre con le mani alla prossima illustrazione e alla prossima storia. Il lavoro che ha unito le personalità degli autori è stato complesso, ma la comprensione totale dell’uno per l’altro coglie, con il disegno, anche ciò che sfugge tra le righe scritte. Un’opera intensa, il cui valore non prescinde certo dall’abile lavoro grafico e dalla magnifica stampa su carte di incredibile fascino.
(....) Il dizionario Garzanti, alla voce Walk-about, dice semplice semplice: «Periodo trascorso girovagando per il paese (spec. di aborigeno australiano)». Il generico “vagabondaggio” non ha lo stesso sapore, per capirlo basta cercare con google “religioni o antropologia”, oppure «Le vie dei canti» di Bruce Chatwin. Giorgio Gennari scrive per convincere i lettori che è possibile fare il giro del mondo anche solo camminando per caso e con lentezza, e a volte anche solo da sedentari. Giusto per la cronaca: hanno detto che questo libro ricorda Beckett, Zavattini, Dostojevskj, Arbasin.
Il presente volume fa parte della collezione personale.








 

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VIAGGI, NARRATIVA, POESIA VISIVA, LIBRI DI PREGIO , ANTROPOLOGIA, LIBRO D’ARTISTA. Il termine walkabout (cammina in giro) si riferisce al lungo viaggio rituale che gli australiani aborigeni saltuariamente intraprendono attraversando a piedi le distese del bush australiano. Il termine fu coniato dai proprietari terrieri bianchi australiani per riferirsi agli schiavi (o ai lavoratori) aborigeni che sparivano dalle loro proprietà, spesso per settimane, e dei quali si diceva gone walkabout (andato in walkabout). Nella cultura aborigena, le lunghe camminate nel deserto degli individui che intraprendono il walkabout svolgono un ruolo essenziale per consentire contatti e scambi di risorse (sia materiali che spirituali, come i tradizionali canti) fra popolazioni separate da enormi distanze. Quando arrivarono i primi europei, gli aborigeni non mostrarono molto interesse, pensando che questi avrebbero continuato il loro ’’walkabout’’ esplorativo del bush, non sapendo che gli europei non erano cacciatori e raccoglitori, ma agricoltori e allevatori.
Mezza tela nera con titoli rossi al dorso, piatti cartonati con rivestimento carta sealing gr 140 sgualcita a mano, stampa serigrafica 3 colori, serigrafia trasparente uv lucida alto spessore. Formato in ottavo oblungo cm. 35 x 24, pagine 158 n.n., numerose illustrazioni a tutta pagina protette da veline parlanti, stampa 6 colori serigrafia trasparente uv lucida alto spessore su carta flora avorio cordenons gr 130 mq. Schede: stampa 4 colori su carta gsk Fedrigoni gr 100 mq. Eccellente esemplare allo stato del nuovo, l’opera è offerta in astuccio chiuso con elastici.
Un libro come un opera d’arte, un’opera da leggere, da avere tra le mani per emozionarsi, a partire dalla carta stropicciata (a mano), dalla scrittura che si fa un po’ fatica a decifrare ma chissà perché quella “p” mai uguale, quella “r” che si confonde nella “i”, sembra improvvisamente più vera del preciso carattere tipografico. E il testo tratto da un giornale del 1856 diventa forma attuale di pensiero: il ’’viaggio in forma libera’’. E poi quelle illustrazioni, scomposte su fogli diversi che sembrano scenografie, accompagnano alla meta, anzi nel “walkabout”. Il principio del ’’viaggio circolare sulle tracce di un pericoloso niente di preciso’’, viaggiare verso paesi lontani a piccoli passi, assaporando l’avvicinamento con i lenti cambiamenti che si percepiscono sulla pelle e nei pensieri : un viaggio circolare sulla ferrovia Parma-Aulla, Aulla-Lucca, Lucca-Pistoia, Pistoia-Bologna, Bologna-Parma. L’autore scrive in modo bizzarro, a metà tra poesia e fumetto, arricchendo di fascino sottile anche il nulla di una campagna triste, di stazioni quasi invisibili tra le carcasse di una natura autunnale e il silenzio spettrale di un treno locale. Ma anche in un piccolo viaggio come questo si assaporano piccoli indizi di cambiamento, corrono sulle rotaie, in pochi chilometri i silenzi si trasformano, per chi li vuol vedere, in un caos di dialetti, emozioni e pensieri. Le stazioni di piccoli paesi fatti di niente, se non di ’’cartelli di grottesca promozione turistica’’, si incrociano ai ricordi dei morti di Bologna. E il cerchio si chiude. Sono le impronte degli scarponi a condurre il walkabout tra emozioni (reali) e viaggi (metaforici). Cambia il racconto, la meta e cambia anche il modo di scrivere, si fa ombroso con la nostalgia del nomade per una casa, del vagabondo acchiappanuvole braccato dalla famiglia che lo rivuole e i ’’sogni che non hanno sonno’’. La danza del vecchio nell’oro del tramonto che mima case, canali e campanili per spiegare una strada a chi già la sa, ma non si vuole perdere la magia di un incontro. Il ricordo del vecchio col rosmarino si mescola ai ’’bighelloni del suk di Gerusalemme’’, spettacoli e odori di un esotismo alla Pierre Loti. L’Oriente raccontato come un acquerello alla Hesse, una magica frenesia di ’’viaggio vero’’ ti coglie alla gola prima di riuscire a staccare gli occhi dal testo per correre con le mani alla prossima illustrazione e alla prossima storia. Il lavoro che ha unito le personalità degli autori è stato complesso, ma la comprensione totale dell’uno per l’altro coglie, con il disegno, anche ciò che sfugge tra le righe scritte. Un’opera intensa, il cui valore non prescinde certo dall’abile lavoro grafico e dalla magnifica stampa su carte di incredibile fascino.
(....) Il dizionario Garzanti, alla voce Walk-about, dice semplice semplice: «Periodo trascorso girovagando per il paese (spec. di aborigeno australiano)». Il generico “vagabondaggio” non ha lo stesso sapore, per capirlo basta cercare con google “religioni o antropologia”, oppure «Le vie dei canti» di Bruce Chatwin. Giorgio Gennari scrive per convincere i lettori che è possibile fare il giro del mondo anche solo camminando per caso e con lentezza, e a volte anche solo da sedentari. Giusto per la cronaca: hanno detto che questo libro ricorda Beckett, Zavattini, Dostojevskj, Arbasin.
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D.LGS 205/2006 - D.LGS 21/2014
Aggiornato al 13 giugno 2014

Articolo 3
Definizioni

1. Ai fini del presente codice ove non diversamente previsto, si intende per :
a) consumatore o utente: la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta ;
...
c) professionista: la persona fisica o giuridica che agisce nell'esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, ovvero un suo intermediario;

Articolo 63
Passaggio del rischio
1. Nei contratti che pongono a carico del professionista l’obbligo di provvedere alla spedizione dei beni il rischio della perdita o del danneggiamento dei beni, per causa non imputabile al venditore, si trasferisce al consumatore soltanto nel momento in cui quest’ultimo, o un terzo da lui designato e diverso dal vettore, entra materialmente in possesso dei beni.
2. Tuttavia, il rischio si trasferisce al consumatore gia’ nel momento della consegna del bene al vettore qualora quest’ultimo sia stato scelto dal consumatore e tale scelta non sia stata proposta dal professionista, fatti salvi i diritti del consumatore nei confronti del vettore.

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