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Vitellini di città

 

Vitellini di città
 

Autore: Barbieri Renzo
Editore: Cesare Maccari - Parma
Anno:Febbraio 1954 Prima edizione, II ristampa.
Condizioni: OTTIME CONDIZIONI
Categoria: SATIRA , MILANO BENE , SNOBISMO, VIA MONTENAPOLEONE, BARBIERI RENZO, GIORNALISMO POPOLARE , PANINARI
ID titolo:58359532

"Vitellini di città" è in vendita da venerdì 30 novembre 2018 alle 13:48 in provincia di Parma

Note su "Vitellini di città":
’’ Dedicato all’odiosa cagnetta della Pussy perchè tra un flirt e l’altro se lo legga e tralasci di accompagnare in Monte la sua padroncina tutte le volte che quella ha un puntello con me. P.S. :Ai carissimi che scorreranno queste mie memorie voglio girare un voluttuoso e raffinato consiglio : leggere usando l’erre moscia ; è molto più chic e in tono. Poi , vedrete , dona maledettamente al testo’’.
Satira dello snobismo della gioventù italiana postbellica, segnatamente quella milanese che usava ritrovarsi in via Montenapoleone. Si tratta dell’opera prima di Barbieri, destinato poi a diventare uno dei più noti fumettisti italiani che, incredibilmente, aveva allora appena 14 anni.
Brossura morbida con titoli e fregio in nero al piatto, sovraccoperta con bandelle figurata a colori (raffigurazione di tipi milanesi in via Montenapoleone) . Formato in 16° cm. 13 x 18, pagine 158 (2) , larga marginatura, alcuni disegni in nero intercalati n/t, condizioni usato, normali segni del tempo e d’uso, nessuna mancanza, nel complesso eccellente esemplare da collezione, opera non comune, di difficile reperibilità.
Renzo Barbieri, lo ’’squaletto’’ del fumetto. Quella di Renzo Barbieri è stata una presenza davvero importante nell’ambitodi quella cultura popolare che, soprattutto nella seconda parte del Novecento, ha raccontato e accompagnato la trasformazione della società italiana meglio di tanta politica e di tanta accademia. Figlio del capitano Mario Barbieri, che comandava quei ’’caimani del Piave’’ i quali nell’offensiva del 4 luglio 1918 attraversarono per primi il fiume, Renzo è stato stato orgoglioso della medaglia al valor militare di suo padre. Lui, cronista e scrittore sin da ragazzo, negli anni Cinquanta, inizia a pubblicare romanzi e nel ’54 dà alle stampe, per le edizioni di Mino Maccari, ’’Vitellini di città’’, una satira della gioventù dorata dell’epoca. Poi è la volta delle sceneggaiture per i fumetti: per il Piccolo sceriffo, per Il Coyote, per Il Giaguaro... Contemporaneamente giornalista, al quotidiano La Patria, al Corriere Lombardo e, infine, in pianta stabile, a La Notte di Nino Nutrizio, maestro del giornalismo popolare di destra. Famosa e straletta per anni la sua rubrica ’’L’angolo dello snob’’, poi diventata ’’Milano bene’’. Dopo undici anni Barbieri passa al Corriere della Sera, con la rubrica ’’Colonna mondana’’. E alla fine del ’65 decide di cambiare e di darsi a tempo pieno all’editoria. Con la nascita dell’Editrice 66 – diventata poi ErreGi e, infine e per lungo tempo, la popolarissima EdiFumetto simboleggiata dall’inconfondibile ’’squaletto’’ – apriva una nuova era per il fumetto italiano: con le prime due testate, Goldrake, l’agente playboy e Isabella, duchessa dei diavoli, Barbieri avviava la stagione d’oro dei ’’giornaletti’’ per adulti che per almeno due decenni, veicoleranno una sorta di via italiana alla liberalizzazione dei costumi. Del resto, che il mondo stesse cambiando, a metà degli anni Sessanta, lo si percepiva nell’aria: «Il fumetto – ha ricordato Luciano Secchi, altro grande sceneggiatore di strips con lo pseudonimo di Max Bunker – prima di allora presentava eroi buoni, senza difetti, che non mangiavano mai né facevano l’amore. La sintesi può essere rappresentata dal sottotitolo del settimanale cattolico Il Vittorioso: ’’sano, forte, leale, generoso’’. Era il prototipo dell’epoca in cui l’ipocrisia giocava un ruolo fondamentale. Si avvertiva la necessità di cambiare, di rompere gli schemi... e vennero i nuovi fumetti». Bunker lanciava i noir Kriminal e Satanik. Le sorelle Giussani mandavano in edicola Diabolik. E Renzo Barbieri tutte le ’’sue testate’’. Quei pocket che avrebbero rivoluzionato il mondo dei fumetti. Renzo, direttore responsabile delle pubblicazioni, si beccò 33 processi da cui uscirà sempre assolto tra i sorrisi dei giudici. «Se quegli albi – disse una volta Barbieri- vendevano 80-100mila copie a settimana qualcosa voleva pur dire...». Ed effettivamente quei fumetti circolavano ovunque. Nel ’74, registrando il fenomeno, la rivista Eureka arrivava a titolare «Il fascismo indiscreto del pornofumetto» una preoccupata inchiesta di Cesare Medali sulla popolarità di quegli albi: Il Tromba, Lando, Messalina, Il Montatore... E quando gli indici di vendita di quelle testate arrivarono a superare le centinaia di migliaia di copie, la sinistra cominciò ad accorgersi di un fenomeno che non riusciva a comprendere e che – come si legge sull’Agenda rossa 1977 di Lotta Continua curata da Goffredo Fofi e Luigi Manconi – sarà liquidato tout court come «sessualfascista». Negli stessi anni sempre Barbieri manderà in stampa un libro, Il manuale del play boy, che diventerà un long seller, stravenduto fino alla fine degli anni Ottanta: oltre quindici edizioni a partire dalla prima del 1967. Ancora nel 1986 viene edito prima dalla Sonzogno e, infine, dalla Bompiani. Splendide le pagine di satira sui “calza corta” di sinistra o democristiani. Per non dire, infine, dei suoi tanti romanzi di successo (pubblicati da Sonzogno), ambientati nel mondo della moda, a cominciare dal famoso La sfilata. Nel 1985, infine, Barbieri continua a intercettare la società checambia: a Milano nascevano i “paninari”, i ragazzi post-ideologici in Moncler e Timberland che inizialmente bivaccavano davanti al Panino di piazza Liberty, nel cuore di Milano. Barbieri con il suo settimanale e con la Guida al paninaro doc offrì un’estetica a quei ragazzi, trasformandoli nel fenomeno generazionale degli anni Ottanta. «Il fumetto – dichiaro Barbieri in un’intervista a Roberto Renzi – è immortale. Perde colpi, perderà colpi, però ci sarà sempre un manipolo di appassionati a tenerlo in vita». E, parlando dei nostri giorni, volle precisare: «È un’epoca volgare, sottoculturata, egoista. La maleducazione imperversa. La gente non sa più vestire né comportarsi...». Aggiungendo, in conclusione, che solo lo “stile” e la “classe” possono salvarci: «Parafrasando D’Annunzio, mi sono necessari come il respiro...».
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.






 

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"Vitellini di città"
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SATIRA , MILANO BENE , SNOBISMO, VIA MONTENAPOLEONE, BARBIERI RENZO, GIORNALISMO POPOLARE , PANINARI. ’’ Dedicato all’odiosa cagnetta della Pussy perchè tra un flirt e l’altro se lo legga e tralasci di accompagnare in Monte la sua padroncina tutte le volte che quella ha un puntello con me. P.S. :Ai carissimi che scorreranno queste mie memorie voglio girare un voluttuoso e raffinato consiglio : leggere usando l’erre moscia ; è molto più chic e in tono. Poi , vedrete , dona maledettamente al testo’’.
Satira dello snobismo della gioventù italiana postbellica, segnatamente quella milanese che usava ritrovarsi in via Montenapoleone. Si tratta dell’opera prima di Barbieri, destinato poi a diventare uno dei più noti fumettisti italiani che, incredibilmente, aveva allora appena 14 anni.
Brossura morbida con titoli e fregio in nero al piatto, sovraccoperta con bandelle figurata a colori (raffigurazione di tipi milanesi in via Montenapoleone) . Formato in 16° cm. 13 x 18, pagine 158 (2) , larga marginatura, alcuni disegni in nero intercalati n/t, condizioni usato, normali segni del tempo e d’uso, nessuna mancanza, nel complesso eccellente esemplare da collezione, opera non comune, di difficile reperibilità.
Renzo Barbieri, lo ’’squaletto’’ del fumetto. Quella di Renzo Barbieri è stata una presenza davvero importante nell’ambitodi quella cultura popolare che, soprattutto nella seconda parte del Novecento, ha raccontato e accompagnato la trasformazione della società italiana meglio di tanta politica e di tanta accademia. Figlio del capitano Mario Barbieri, che comandava quei ’’caimani del Piave’’ i quali nell’offensiva del 4 luglio 1918 attraversarono per primi il fiume, Renzo è stato stato orgoglioso della medaglia al valor militare di suo padre. Lui, cronista e scrittore sin da ragazzo, negli anni Cinquanta, inizia a pubblicare romanzi e nel ’54 dà alle stampe, per le edizioni di Mino Maccari, ’’Vitellini di città’’, una satira della gioventù dorata dell’epoca. Poi è la volta delle sceneggaiture per i fumetti: per il Piccolo sceriffo, per Il Coyote, per Il Giaguaro... Contemporaneamente giornalista, al quotidiano La Patria, al Corriere Lombardo e, infine, in pianta stabile, a La Notte di Nino Nutrizio, maestro del giornalismo popolare di destra. Famosa e straletta per anni la sua rubrica ’’L’angolo dello snob’’, poi diventata ’’Milano bene’’. Dopo undici anni Barbieri passa al Corriere della Sera, con la rubrica ’’Colonna mondana’’. E alla fine del ’65 decide di cambiare e di darsi a tempo pieno all’editoria. Con la nascita dell’Editrice 66 – diventata poi ErreGi e, infine e per lungo tempo, la popolarissima EdiFumetto simboleggiata dall’inconfondibile ’’squaletto’’ – apriva una nuova era per il fumetto italiano: con le prime due testate, Goldrake, l’agente playboy e Isabella, duchessa dei diavoli, Barbieri avviava la stagione d’oro dei ’’giornaletti’’ per adulti che per almeno due decenni, veicoleranno una sorta di via italiana alla liberalizzazione dei costumi. Del resto, che il mondo stesse cambiando, a metà degli anni Sessanta, lo si percepiva nell’aria: «Il fumetto – ha ricordato Luciano Secchi, altro grande sceneggiatore di strips con lo pseudonimo di Max Bunker – prima di allora presentava eroi buoni, senza difetti, che non mangiavano mai né facevano l’amore. La sintesi può essere rappresentata dal sottotitolo del settimanale cattolico Il Vittorioso: ’’sano, forte, leale, generoso’’. Era il prototipo dell’epoca in cui l’ipocrisia giocava un ruolo fondamentale. Si avvertiva la necessità di cambiare, di rompere gli schemi... e vennero i nuovi fumetti». Bunker lanciava i noir Kriminal e Satanik. Le sorelle Giussani mandavano in edicola Diabolik. E Renzo Barbieri tutte le ’’sue testate’’. Quei pocket che avrebbero rivoluzionato il mondo dei fumetti. Renzo, direttore responsabile delle pubblicazioni, si beccò 33 processi da cui uscirà sempre assolto tra i sorrisi dei giudici. «Se quegli albi – disse una volta Barbieri- vendevano 80-100mila copie a settimana qualcosa voleva pur dire...». Ed effettivamente quei fumetti circolavano ovunque. Nel ’74, registrando il fenomeno, la rivista Eureka arrivava a titolare «Il fascismo indiscreto del pornofumetto» una preoccupata inchiesta di Cesare Medali sulla popolarità di quegli albi: Il Tromba, Lando, Messalina, Il Montatore... E quando gli indici di vendita di quelle testate arrivarono a superare le centinaia di migliaia di copie, la sinistra cominciò ad accorgersi di un fenomeno che non riusciva a comprendere e che – come si legge sull’Agenda rossa 1977 di Lotta Continua curata da Goffredo Fofi e Luigi Manconi – sarà liquidato tout court come «sessualfascista». Negli stessi anni sempre Barbieri manderà in stampa un libro, Il manuale del play boy, che diventerà un long seller, stravenduto fino alla fine degli anni Ottanta: oltre quindici edizioni a partire dalla prima del 1967. Ancora nel 1986 viene edito prima dalla Sonzogno e, infine, dalla Bompiani. Splendide le pagine di satira sui “calza corta” di sinistra o democristiani. Per non dire, infine, dei suoi tanti romanzi di successo (pubblicati da Sonzogno), ambientati nel mondo della moda, a cominciare dal famoso La sfilata. Nel 1985, infine, Barbieri continua a intercettare la società checambia: a Milano nascevano i “paninari”, i ragazzi post-ideologici in Moncler e Timberland che inizialmente bivaccavano davanti al Panino di piazza Liberty, nel cuore di Milano. Barbieri con il suo settimanale e con la Guida al paninaro doc offrì un’estetica a quei ragazzi, trasformandoli nel fenomeno generazionale degli anni Ottanta. «Il fumetto – dichiaro Barbieri in un’intervista a Roberto Renzi – è immortale. Perde colpi, perderà colpi, però ci sarà sempre un manipolo di appassionati a tenerlo in vita». E, parlando dei nostri giorni, volle precisare: «È un’epoca volgare, sottoculturata, egoista. La maleducazione imperversa. La gente non sa più vestire né comportarsi...». Aggiungendo, in conclusione, che solo lo “stile” e la “classe” possono salvarci: «Parafrasando D’Annunzio, mi sono necessari come il respiro...».
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D.LGS 205/2006 - D.LGS 21/2014
Aggiornato al 13 giugno 2014

Articolo 3
Definizioni

1. Ai fini del presente codice ove non diversamente previsto, si intende per :
a) consumatore o utente: la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta ;
...
c) professionista: la persona fisica o giuridica che agisce nell'esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, ovvero un suo intermediario;

Articolo 63
Passaggio del rischio
1. Nei contratti che pongono a carico del professionista l’obbligo di provvedere alla spedizione dei beni il rischio della perdita o del danneggiamento dei beni, per causa non imputabile al venditore, si trasferisce al consumatore soltanto nel momento in cui quest’ultimo, o un terzo da lui designato e diverso dal vettore, entra materialmente in possesso dei beni.
2. Tuttavia, il rischio si trasferisce al consumatore gia’ nel momento della consegna del bene al vettore qualora quest’ultimo sia stato scelto dal consumatore e tale scelta non sia stata proposta dal professionista, fatti salvi i diritti del consumatore nei confronti del vettore.

gazzettaufficiale.it
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