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La vecchia del Bal Bullier

 

La vecchia del Bal Bullier
 

Autore: Baldini Antonio
Editore: L’Italiano editore (Stabilimenti Poligrafici Riuniti) – Roma ( di Longanesi)
Anno:1934 – XII E.F. – Prima edizione
Condizioni: OTTIME CONDIZIONI
Categoria: LETTERATURA ITALIANA NOVECENTO DIARI DI VIAGGIO PARIGI BALDINI ANTONIO MINO MACCARI PRIME EDIZIONI LIBRI RARI
ID titolo:53176773

"La vecchia del Bal Bullier" è in vendita da lunedì 2 luglio 2018 alle 14:00 in provincia di Parma

Note su "La vecchia del Bal Bullier":
Antonio Baldini (Roma, 10 ottobre 1889 – Roma, 6 novembre 1962) è stato uno scrittore, giornalista e saggista italiano. Accanto all’attività giornalistica, Baldini coltivava quella di scrittore e già nel 1914 aveva esordito con il racconto ’’Pazienze e impazienze di Maestro Pastoso’’ che venne pubblicato a Roma dall’editore Giuseppe Ugo Nalato. Faranno seguito ’’Nostro Purgatorio. Fatti personali delle guerra italiana 1915-1917’’, il racconto ’’Michelaccio’’ pubblicato singolarmente da Treves e la raccolta intitolata ’’La dolce calamita overo La donna di nessuno’’. Nel 1932 scrisse e pubblicò per conto di Vallecchi una serie di ritratti di pittori e scrittori con il titolo ’’Amici allo spiedo’’ e nel 1942 un volume di prose cosiddette ’’romane’’ in un volume edit’’ da Bompiani. Notevoli sono i suoi testi che narrano delle sue esperienze di viaggio, tra i quali La vecchia del Bar Bullier ’’ del 1934, ’’Italia del Bonincontro’’ del 1940 ’’Diagonale 1930 Parigi-Ankara. Note di viaggio’’ del 1943, ’’Melafumo’’ del 1950 e il ’’Doppio Melafumo’’ del 1955. Tra i saggi critici di maggiore significato devono essere ricordati quelli sull’Ariosto, ’’Ludovico della tranquillità’’ del 1933 e ’’Fine Ottocento. Carducci, Pascoli, D’Annunzio e minori’’ pubblicato da Le Monnier nel 1947. Ricevette il ’’premio Mussolini’’ per le lettere dell’Accademia d’Italia, nel 1937. Negli anni cinquanta Baldini ottenne numerosi riconoscimenti, tra i quali la nomina a socio corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei (1953-1957) e il Premio Feltrinelli per la letteratura. Tra il 1950 e il 1959 è presidente della Quadriennale di Roma.
’’La vecchia del Bal Bullier’’ è un diario di viaggio composto di scritti giornalistici che assumono diversi tagli e caratteristiche. Sembrano note, appunti, frammenti, articoletti, stesi anch’essi con cura ed eleganza; elzeviri che permettano lo sfogo della riflessione e dell’osservazione riguardo a una gamma di argomenti che hanno a che fare con l’attualità e la storia, con il presente e il passato, onde il contrasto tra l’antico e il moderno può raggiungere livelli di alta drammaticità; cronachette (per usare una parola cara a Leonardo Sciascia) dell’architettura, della moda, del teatro, della cultura di ogni genere, e persino del degrado; raccontini che affabulano con verve ed estrosità la realtà, i fatti e gli eventi della vita quotidiana; storielle che calcano la dimensione della fiaba fin dall’incipit («C’era una volta ai bagni un vecchio» 76) e di un comico capace di diventare molto serio, umorismo tagliente; reportage che documentano non solo la vita, dolce e mondana, di una Parigi favolosa, ma anche le meraviglie delle abitazioni di illustri personaggi della cultura francese: Baudelaire, Gautier, Verne, ecc.), di cui si predilige in modo particolare quella dell’Ottocento, come evidenziano i pezzi che si compongono con la discussione delle opere degli autori di quell’epoca e con l’elencazione dei loro oggetti che si possono acquistare in rinomati mercatini all’aperto o presso gli antiquariati. Tuttavia la cronaca di viaggio di Baldini si accende di squarci lirici quando rivolge lo sguardo non tanto al paesaggio cittadino ma al paesaggio naturale, come quello padroneggiato da una luna che si imbeve della reminiscenza leopardiana. Spesso utilizza le tecniche dell’elencazione, dell’enumerazione, dell’accumulazione, e si fonda su un realismo che prende diverse pieghe, sa farsi crudo e cedere alla satira, sa cogliere e far vedere vive le tragedie di coloro che sono vittime del progresso, che vivono in condizioni primitive, disagiate, d’estrema miseria. Come gli emigrati italiani (104-107) che vivono in un ghetto della periferia parigina, emarginati, sfruttati, e sofferenti anche perché non trovano lavoro per sostenere la famiglia (o come una parte della popolazione turca rimasta cristallata nello stato primitivo, della pena di vivere); la maggior parte pervengono dal nostro meridione: «mi rispondono molto servizievolmente, l’anziana in buon […] ciociaro, e la giovane ci mette di suo qualche parola in francese. Fa lo stesso: sono cascato in pieno Frosinone. Intanto spuntano ragazzi da tutte le parti, affagottati contro il freddo, con le scarpe e le gambe incrostate di fango» La cronaca baldiniana si porta a dipingere un quadro negativo del mondo parigino fatto di bassifondi e di quartieri fatiscenti, sporchi, e senza luminazione, con baracche e case cadenti e diroccate, dove vivono disgraziati, accattoni, ladri, gente della malavita, con montagne di immondizia ovunque, in cui rovistano poveracci per trovare cibo o oggetti da vendere. Un mondo oscuro, infernale, che precipita il reporter indagatore nel pozzo dei brividi, della paura e del terrore, addirittura pensa di perderci la vita: «in nessuna città ho avuto mai così vivo […] il senso d’un pericolo immediato, quello di poter essere fatto scomparire» (97). Questa esperienza sembra rendere Parigi una delle metropoli del pianeta più inquinate di tanti mali. E Baldini ci tiene a sottolineare che tale esperienza non accadrebbe neanche nei quartieri più abbandonati e violenti della sua città romana: «passeggiando di notte per qualche strada […] di Trastevere, m’è accaduto […] di immaginare il mio corpo lungo disteso sotto un lampione con un coltello luccicante infisso nel costato. Ma questa era almeno un’immaginazione che dava presa alla fantasia». Parigi è rappresentata come un luogo infernale. Soprattutto per non essere immune dagli atti di violenza, e per le sue numerose inefficienze e disfunzionalità, come la metropolitana spesso lenta e non puntuale, invasa dai borsaioli e che il giornalista ha paura di prendere. Soprattutto per il caos causato dal traffico delle file sterminate di macchine che non lasciano spazio di movimento né ai pedoni né ai biciclisti («L’auto che mi portava […] poco mancò che non schiacciasse un operario in bicicletta contro il fianco d’autobus» 7), dall’inquinamento acustico di ogni tipo, suoni e rumori in cui si innestano quelli della voce umana ma che sovente finiscono per essere soffocati, e anch’essi descritti con la predilezione dei mezzi caricaturali («è uno sparpaglio di suoni in tutte le direzioni, cornette, fischietti campanelli, suoni che si lamentano e si cercano, si rispondono e si sopraffanno» 19), e dall’inquinamento dell’aria: «Il fumo, l’umidità, l’aria grassa riducono in poco d’ora così nera la faccia delle case parigine che l’occhio fa fatica a ritrovarvi per entro, quando c’è una linea architettonica […] L’aria che si respira è in fondo quella stessa che fa così nere le case».
Brossura morbida con titoli in nero al piatto e dorso, sovraccoperta color seppia con titoli in rosso , formato in 8° cm. 12,5 x 19 , ex libris alla prima pagina bianca, logo della Longanesi al frontespizio ( spade incrociate) , pagine 171 con 16 illustrazioni al tratto di Mino Maccari in nero intercalate n/t. Condizioni usato, minimi segni del tempo e d’uso , nel complesso eccellente esemplare da collezione, legatura solidissima , nessuna mancanza. Opera rara e ricercata, come gran parte dei volumi illustrati da Maccari o pubblicati da questo editore.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.








 

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LETTERATURA ITALIANA NOVECENTO DIARI DI VIAGGIO PARIGI BALDINI ANTONIO MINO MACCARI PRIME EDIZIONI LIBRI RARI. Antonio Baldini (Roma, 10 ottobre 1889 – Roma, 6 novembre 1962) è stato uno scrittore, giornalista e saggista italiano. Accanto all’attività giornalistica, Baldini coltivava quella di scrittore e già nel 1914 aveva esordito con il racconto ’’Pazienze e impazienze di Maestro Pastoso’’ che venne pubblicato a Roma dall’editore Giuseppe Ugo Nalato. Faranno seguito ’’Nostro Purgatorio. Fatti personali delle guerra italiana 1915-1917’’, il racconto ’’Michelaccio’’ pubblicato singolarmente da Treves e la raccolta intitolata ’’La dolce calamita overo La donna di nessuno’’. Nel 1932 scrisse e pubblicò per conto di Vallecchi una serie di ritratti di pittori e scrittori con il titolo ’’Amici allo spiedo’’ e nel 1942 un volume di prose cosiddette ’’romane’’ in un volume edit’’ da Bompiani. Notevoli sono i suoi testi che narrano delle sue esperienze di viaggio, tra i quali La vecchia del Bar Bullier ’’ del 1934, ’’Italia del Bonincontro’’ del 1940 ’’Diagonale 1930 Parigi-Ankara. Note di viaggio’’ del 1943, ’’Melafumo’’ del 1950 e il ’’Doppio Melafumo’’ del 1955. Tra i saggi critici di maggiore significato devono essere ricordati quelli sull’Ariosto, ’’Ludovico della tranquillità’’ del 1933 e ’’Fine Ottocento. Carducci, Pascoli, D’Annunzio e minori’’ pubblicato da Le Monnier nel 1947. Ricevette il ’’premio Mussolini’’ per le lettere dell’Accademia d’Italia, nel 1937. Negli anni cinquanta Baldini ottenne numerosi riconoscimenti, tra i quali la nomina a socio corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei (1953-1957) e il Premio Feltrinelli per la letteratura. Tra il 1950 e il 1959 è presidente della Quadriennale di Roma.
’’La vecchia del Bal Bullier’’ è un diario di viaggio composto di scritti giornalistici che assumono diversi tagli e caratteristiche. Sembrano note, appunti, frammenti, articoletti, stesi anch’essi con cura ed eleganza; elzeviri che permettano lo sfogo della riflessione e dell’osservazione riguardo a una gamma di argomenti che hanno a che fare con l’attualità e la storia, con il presente e il passato, onde il contrasto tra l’antico e il moderno può raggiungere livelli di alta drammaticità; cronachette (per usare una parola cara a Leonardo Sciascia) dell’architettura, della moda, del teatro, della cultura di ogni genere, e persino del degrado; raccontini che affabulano con verve ed estrosità la realtà, i fatti e gli eventi della vita quotidiana; storielle che calcano la dimensione della fiaba fin dall’incipit («C’era una volta ai bagni un vecchio» 76) e di un comico capace di diventare molto serio, umorismo tagliente; reportage che documentano non solo la vita, dolce e mondana, di una Parigi favolosa, ma anche le meraviglie delle abitazioni di illustri personaggi della cultura francese: Baudelaire, Gautier, Verne, ecc.), di cui si predilige in modo particolare quella dell’Ottocento, come evidenziano i pezzi che si compongono con la discussione delle opere degli autori di quell’epoca e con l’elencazione dei loro oggetti che si possono acquistare in rinomati mercatini all’aperto o presso gli antiquariati. Tuttavia la cronaca di viaggio di Baldini si accende di squarci lirici quando rivolge lo sguardo non tanto al paesaggio cittadino ma al paesaggio naturale, come quello padroneggiato da una luna che si imbeve della reminiscenza leopardiana. Spesso utilizza le tecniche dell’elencazione, dell’enumerazione, dell’accumulazione, e si fonda su un realismo che prende diverse pieghe, sa farsi crudo e cedere alla satira, sa cogliere e far vedere vive le tragedie di coloro che sono vittime del progresso, che vivono in condizioni primitive, disagiate, d’estrema miseria. Come gli emigrati italiani (104-107) che vivono in un ghetto della periferia parigina, emarginati, sfruttati, e sofferenti anche perché non trovano lavoro per sostenere la famiglia (o come una parte della popolazione turca rimasta cristallata nello stato primitivo, della pena di vivere); la maggior parte pervengono dal nostro meridione: «mi rispondono molto servizievolmente, l’anziana in buon […] ciociaro, e la giovane ci mette di suo qualche parola in francese. Fa lo stesso: sono cascato in pieno Frosinone. Intanto spuntano ragazzi da tutte le parti, affagottati contro il freddo, con le scarpe e le gambe incrostate di fango» La cronaca baldiniana si porta a dipingere un quadro negativo del mondo parigino fatto di bassifondi e di quartieri fatiscenti, sporchi, e senza luminazione, con baracche e case cadenti e diroccate, dove vivono disgraziati, accattoni, ladri, gente della malavita, con montagne di immondizia ovunque, in cui rovistano poveracci per trovare cibo o oggetti da vendere. Un mondo oscuro, infernale, che precipita il reporter indagatore nel pozzo dei brividi, della paura e del terrore, addirittura pensa di perderci la vita: «in nessuna città ho avuto mai così vivo […] il senso d’un pericolo immediato, quello di poter essere fatto scomparire» (97). Questa esperienza sembra rendere Parigi una delle metropoli del pianeta più inquinate di tanti mali. E Baldini ci tiene a sottolineare che tale esperienza non accadrebbe neanche nei quartieri più abbandonati e violenti della sua città romana: «passeggiando di notte per qualche strada […] di Trastevere, m’è accaduto […] di immaginare il mio corpo lungo disteso sotto un lampione con un coltello luccicante infisso nel costato. Ma questa era almeno un’immaginazione che dava presa alla fantasia». Parigi è rappresentata come un luogo infernale. Soprattutto per non essere immune dagli atti di violenza, e per le sue numerose inefficienze e disfunzionalità, come la metropolitana spesso lenta e non puntuale, invasa dai borsaioli e che il giornalista ha paura di prendere. Soprattutto per il caos causato dal traffico delle file sterminate di macchine che non lasciano spazio di movimento né ai pedoni né ai biciclisti («L’auto che mi portava […] poco mancò che non schiacciasse un operario in bicicletta contro il fianco d’autobus» 7), dall’inquinamento acustico di ogni tipo, suoni e rumori in cui si innestano quelli della voce umana ma che sovente finiscono per essere soffocati, e anch’essi descritti con la predilezione dei mezzi caricaturali («è uno sparpaglio di suoni in tutte le direzioni, cornette, fischietti campanelli, suoni che si lamentano e si cercano, si rispondono e si sopraffanno» 19), e dall’inquinamento dell’aria: «Il fumo, l’umidità, l’aria grassa riducono in poco d’ora così nera la faccia delle case parigine che l’occhio fa fatica a ritrovarvi per entro, quando c’è una linea architettonica […] L’aria che si respira è in fondo quella stessa che fa così nere le case».
Brossura morbida con titoli in nero al piatto e dorso, sovraccoperta color seppia con titoli in rosso , formato in 8° cm. 12,5 x 19 , ex libris alla prima pagina bianca, logo della Longanesi al frontespizio ( spade incrociate) , pagine 171 con 16 illustrazioni al tratto di Mino Maccari in nero intercalate n/t. Condizioni usato, minimi segni del tempo e d’uso , nel complesso eccellente esemplare da collezione, legatura solidissima , nessuna mancanza. Opera rara e ricercata, come gran parte dei volumi illustrati da Maccari o pubblicati da questo editore.
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Aggiornato al 13 giugno 2014

Articolo 3
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a) consumatore o utente: la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta ;
...
c) professionista: la persona fisica o giuridica che agisce nell'esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, ovvero un suo intermediario;

Articolo 63
Passaggio del rischio
1. Nei contratti che pongono a carico del professionista l’obbligo di provvedere alla spedizione dei beni il rischio della perdita o del danneggiamento dei beni, per causa non imputabile al venditore, si trasferisce al consumatore soltanto nel momento in cui quest’ultimo, o un terzo da lui designato e diverso dal vettore, entra materialmente in possesso dei beni.
2. Tuttavia, il rischio si trasferisce al consumatore gia’ nel momento della consegna del bene al vettore qualora quest’ultimo sia stato scelto dal consumatore e tale scelta non sia stata proposta dal professionista, fatti salvi i diritti del consumatore nei confronti del vettore.

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