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07 Luglio 1960 – 07 Luglio 1990

 

07 Luglio 1960 – 07 Luglio 1990
 

Autore: Aa.Vv. (Camera del lavoro, Sindacato Pensionati e C.G.I.L. di Reggio Emilia)
Editore: Tipografia Olmo – Reggio Emilia , per conto C.D.L.T. – S.P.I. – C.G.I.L. ( Reggio Emilia )
Anno:Giugno 1991
Collana: Atti del convegno svoltosi presso la Sala Verdi di Reggio Emilia
Condizioni: OTTIME CONDIZIONI
Categoria: STORIA CONTEMPORANEA COMUNISMO REGGIO EMILIA TENSIONE SOCIALE LIBRI RARI
ID titolo:53005294

"07 Luglio 1960 – 07 Luglio 1990" è in vendita da venerdì 22 giugno 2018 alle 13:34 in provincia di Parma

Note su "07 Luglio 1960 – 07 Luglio 1990":
La strage di Reggio Emilia è un fatto di sangue avvenuto il 7 luglio 1960 nel corso di una manifestazione sindacale durante la quale cinque operai reggiani, i cosiddetti morti di Reggio Emilia, Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli, tutti iscritti al PCI, furono uccisi dalle forze dell’ordine. La strage fu l’apice di un periodo di alta tensione in tutta l’Italia, in cui avvennero scontri con la polizia. I fatti scatenanti furono la formazione del governo Tambroni, monocolore democristiano con il determinante appoggio esterno del MSI, e l’avallo della scelta di Genova (città partigiana, già medaglia d’oro della Resistenza) come sede del congresso del partito missino. Le reazioni d’indignazione furono molteplici e la tensione in tutto il paese provocò una grande mobilitazione popolare. L’allora Presidente del Consiglio, Fernando Tambroni, diede libertà di aprire il fuoco in situazioni di emergenza e alla fine di quelle settimane drammatiche si contarono undici morti e centinaia di feriti. Queste drammatiche conseguenze avrebbero costretto alle dimissioni il governo Tambroni. La sera del 6 luglio la CGIL reggiana proclamò lo sciopero cittadino di protesta contro le violenze dei giorni precedenti. La prefettura proibì gli assembramenti nei luoghi pubblici e concesse unicamente i 600 posti della Sala Verdi per lo svolgimento del comizio. L’indomani il corteo di protesta era composto da circa 20.000 manifestanti. Un gruppo di circa 300 operai delle Officine Meccaniche Reggiane decise quindi di raccogliersi davanti al monumento ai Caduti, cantando canzoni di protesta. Alle 16.45 del pomeriggio una carica di un reparto di 350 poliziotti, al comando del vicequestore Giulio Cafari Panico, investì la manifestazione pacifica. Anche i carabinieri, al comando del tenente colonnello Giudici, partecipano alla carica. Incalzati dalle camionette, dai getti d’acqua e dai lacrimogeni, i manifestanti cercarono rifugio nel vicino isolato San Rocco, per poi barricarsi letteralmente dietro ogni sorta di oggetto trovato, seggiole, assi di legno, tavoli dei bar e rispondendo alle cariche con lancio di oggetti. Respinte dalla disperata resistenza dei manifestanti, le forze dell’ordine impugnarono le armi da fuoco e cominciarono a sparare.Sul selciato della piazza caddero:
• Lauro Farioli (1938), operaio di 22 anni, orfano di padre, sposato e padre di un bambino.
• Ovidio Franchi (1941), operaio di 19 anni, il più giovane dei caduti.
• Marino Serri (1919), pastore di 41 anni, partigiano della 76a, primo di sei fratelli.
• Afro Tondelli (1924), operaio di 36 anni, partigiano della 76a SAP, è il quinto di otto fratelli.
• Emilio Reverberi (1921), operaio di 39 anni, partigiano nella 144a Brigata Garibaldi, era commissario politico nel distaccamento G. Amendola. Furono sparati 182 colpi di mitra, 14 di moschetto e 39 di pistola, e una guardia di PS dichiarò di aver perduto 7 colpi di pistola. Sedici furono i feriti ufficiali, ovvero quelli portati in ospedale perché ritenuti in pericolo di vita, ma molti altri preferirono curarsi clandestinamente, allo scopo di non farsi identificare. I tragici fatti di Reggio Emilia furono narrati in una celebre canzone di Fausto Amodei, dal titolo ’’Per i morti di Reggio Emilia ’’ e, più recentemente, nel romanzo di Paolo Nori del 2006 ’’Noi la farem vendetta’’, nella canzone ’’Bufera’’ del gruppo Giardini di Mirò (2010) e in ’’Piccola Storia Ultras’’ del gruppo musicale reggiano Offlaga Disco Pax (2012) In seguito ai fatti di Reggio Emilia in data 29 novembre 1962 la Sezione Istruttoria della Corte d’appello di Bologna rinviava a Giudizio il vicequestore Giulio Cafari Panico per omicidio colposo plurimo: Omettendo per imprudenza, negligenza ed imperizia, di prescrivere le modalità e l’uso delle armi, provocando così, per l’indiscriminato uso delle armi, la morte di quattro persone.
Tutta tela bianca muta , sovraccoperta con titoli in nero, formato in 8° cm. 17,5 x 24,5 , pagine181 , numerose tavole fotografiche in b/n intercalate n/t anche a tutta pagina. Condizuioni usato, normali segni del tempo alla sovraccoperta, interno perfetto, eccellente esemplare da collezione. Opera fuori commercio estremamente rara da reperire sul mercato, fondamentale volume di riferimento sull’argomento. I fatti accaduti a Reggio Emilia, il 7 luglio 1960, vengono menzionati nel film ’’Don Camillo monsignore... ma non troppo’’.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.


 

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"07 Luglio 1960 – 07 Luglio 1990"
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STORIA CONTEMPORANEA COMUNISMO REGGIO EMILIA TENSIONE SOCIALE LIBRI RARI. La strage di Reggio Emilia è un fatto di sangue avvenuto il 7 luglio 1960 nel corso di una manifestazione sindacale durante la quale cinque operai reggiani, i cosiddetti morti di Reggio Emilia, Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli, tutti iscritti al PCI, furono uccisi dalle forze dell’ordine. La strage fu l’apice di un periodo di alta tensione in tutta l’Italia, in cui avvennero scontri con la polizia. I fatti scatenanti furono la formazione del governo Tambroni, monocolore democristiano con il determinante appoggio esterno del MSI, e l’avallo della scelta di Genova (città partigiana, già medaglia d’oro della Resistenza) come sede del congresso del partito missino. Le reazioni d’indignazione furono molteplici e la tensione in tutto il paese provocò una grande mobilitazione popolare. L’allora Presidente del Consiglio, Fernando Tambroni, diede libertà di aprire il fuoco in situazioni di emergenza e alla fine di quelle settimane drammatiche si contarono undici morti e centinaia di feriti. Queste drammatiche conseguenze avrebbero costretto alle dimissioni il governo Tambroni. La sera del 6 luglio la CGIL reggiana proclamò lo sciopero cittadino di protesta contro le violenze dei giorni precedenti. La prefettura proibì gli assembramenti nei luoghi pubblici e concesse unicamente i 600 posti della Sala Verdi per lo svolgimento del comizio. L’indomani il corteo di protesta era composto da circa 20.000 manifestanti. Un gruppo di circa 300 operai delle Officine Meccaniche Reggiane decise quindi di raccogliersi davanti al monumento ai Caduti, cantando canzoni di protesta. Alle 16.45 del pomeriggio una carica di un reparto di 350 poliziotti, al comando del vicequestore Giulio Cafari Panico, investì la manifestazione pacifica. Anche i carabinieri, al comando del tenente colonnello Giudici, partecipano alla carica. Incalzati dalle camionette, dai getti d’acqua e dai lacrimogeni, i manifestanti cercarono rifugio nel vicino isolato San Rocco, per poi barricarsi letteralmente dietro ogni sorta di oggetto trovato, seggiole, assi di legno, tavoli dei bar e rispondendo alle cariche con lancio di oggetti. Respinte dalla disperata resistenza dei manifestanti, le forze dell’ordine impugnarono le armi da fuoco e cominciarono a sparare.Sul selciato della piazza caddero:
• Lauro Farioli (1938), operaio di 22 anni, orfano di padre, sposato e padre di un bambino.
• Ovidio Franchi (1941), operaio di 19 anni, il più giovane dei caduti.
• Marino Serri (1919), pastore di 41 anni, partigiano della 76a, primo di sei fratelli.
• Afro Tondelli (1924), operaio di 36 anni, partigiano della 76a SAP, è il quinto di otto fratelli.
• Emilio Reverberi (1921), operaio di 39 anni, partigiano nella 144a Brigata Garibaldi, era commissario politico nel distaccamento G. Amendola. Furono sparati 182 colpi di mitra, 14 di moschetto e 39 di pistola, e una guardia di PS dichiarò di aver perduto 7 colpi di pistola. Sedici furono i feriti ufficiali, ovvero quelli portati in ospedale perché ritenuti in pericolo di vita, ma molti altri preferirono curarsi clandestinamente, allo scopo di non farsi identificare. I tragici fatti di Reggio Emilia furono narrati in una celebre canzone di Fausto Amodei, dal titolo ’’Per i morti di Reggio Emilia ’’ e, più recentemente, nel romanzo di Paolo Nori del 2006 ’’Noi la farem vendetta’’, nella canzone ’’Bufera’’ del gruppo Giardini di Mirò (2010) e in ’’Piccola Storia Ultras’’ del gruppo musicale reggiano Offlaga Disco Pax (2012) In seguito ai fatti di Reggio Emilia in data 29 novembre 1962 la Sezione Istruttoria della Corte d’appello di Bologna rinviava a Giudizio il vicequestore Giulio Cafari Panico per omicidio colposo plurimo: Omettendo per imprudenza, negligenza ed imperizia, di prescrivere le modalità e l’uso delle armi, provocando così, per l’indiscriminato uso delle armi, la morte di quattro persone.
Tutta tela bianca muta , sovraccoperta con titoli in nero, formato in 8° cm. 17,5 x 24,5 , pagine181 , numerose tavole fotografiche in b/n intercalate n/t anche a tutta pagina. Condizuioni usato, normali segni del tempo alla sovraccoperta, interno perfetto, eccellente esemplare da collezione. Opera fuori commercio estremamente rara da reperire sul mercato, fondamentale volume di riferimento sull’argomento. I fatti accaduti a Reggio Emilia, il 7 luglio 1960, vengono menzionati nel film ’’Don Camillo monsignore... ma non troppo’’.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.

 

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D.LGS 205/2006 - D.LGS 21/2014
Aggiornato al 13 giugno 2014

Articolo 3
Definizioni

1. Ai fini del presente codice ove non diversamente previsto, si intende per :
a) consumatore o utente: la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta ;
...
c) professionista: la persona fisica o giuridica che agisce nell'esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, ovvero un suo intermediario;

Articolo 63
Passaggio del rischio
1. Nei contratti che pongono a carico del professionista l’obbligo di provvedere alla spedizione dei beni il rischio della perdita o del danneggiamento dei beni, per causa non imputabile al venditore, si trasferisce al consumatore soltanto nel momento in cui quest’ultimo, o un terzo da lui designato e diverso dal vettore, entra materialmente in possesso dei beni.
2. Tuttavia, il rischio si trasferisce al consumatore gia’ nel momento della consegna del bene al vettore qualora quest’ultimo sia stato scelto dal consumatore e tale scelta non sia stata proposta dal professionista, fatti salvi i diritti del consumatore nei confronti del vettore.

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