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L’Ebanisteria Genovese del Settecento

 

L’Ebanisteria Genovese del Settecento
 

Autore: Lodovico Caumont Caimi , prefazione di Giovanni Godi ( Professore)
Editore: PPS Editrice - Parma
Anno:1995
Collana: Pittura ed Arti decorative, collana diretta dal Professore Giovanni Godi
Condizioni: OTTIME CONDIZIONI
Categoria: ANTIQUARIATO MONOGRAFIA MOBILI ANTICHI GENOVA SETTECENTO XVIII° SECOLO ALTA EPOCA LIBRI RARI
ID titolo:49567325

"L’Ebanisteria Genovese del Settecento" è in vendita da lunedì 5 marzo 2018 alle 22:13 in provincia di Parma

Note su "L’Ebanisteria Genovese del Settecento":
I palazzi Genovesi sono delle cassaforti , Lodovico Caumont Caimi, storico e consulente d’arte, è assurto alla fama proprio grazie al volume Ebanisteria Genovese del Settecento . Infatti , per la prima volta uno studioso è riuscito a catalogare e pubblicare le immagini dei più importanti mobili custoditi nelle privatissime collezioni genovesi.
Genova ereditava dal Seicento un’illustre tradizione nella produzione di mobili riccamente scolpiti che andavano dai cassettoni “a bambocci” alle consolles con specchiere fastosamente dorate, su disegni di scultori quali Filippo Parodi (1630-1702). Le mutate dimensioni abitative e le diverse abitudini maturate tra nobiltà e borghesia, imponevano però l’adozione di nuove tipologie d’arredo, più contenute e al contempo più specializzate, la cui realizzazione era affidata ai “bancalari”, ebanisti appartenenti a una corporazione con norme di accesso assai severe, ma che non legarono la propria opera ad ambizioni artistiche e che quindi, al contrario degli intagliatori (vere e proprie rock star nella lavorazione del legno) non divennero mai personalmente famosi.
Diventò di moda il mobile “impiallacciato” o “impellicciato” (da impiallacciatura o impellicciatura, sottile lastra di legno pregiato o di svariati legni che ricopre interamente o in parte il mobile) tecnica raffinatissima che trovò largo consenso a Genova, in quanto a suo agio sia nei mezzanini degli austeri palazzi nobiliari che negli appartamenti della borghesia rampante e nelle residenze estive. A queste ultime, e alle stanze più modeste degli appartamenti cittadini, erano poi in gran parte destinati i caratteristici mobili dipinti a colori pastello con disegni floreali a tempera.
Al di là delle varie produzioni (e destinazioni) al mobile del Settecento genovese viene riconosciuta l’elevata qualità d’esecuzione determinata, oltre che dalla bravura dei bancalari, anche dal gusto di una clientela assai esigente, desiderosa di mantenersi all’altezza del proprio glorioso passato e di dimostrare che nulla Genova aveva da invidiare alle raffinate coorti europee dell’epoca. Oggi, come allora, la moda condizionava la vita di tutti i giorni: sull’onda della scintillante Versailles, tra gli annoiati genovesi, diventò imprescindibile organizzare feste in cui gli ospiti avessero modo di poter giocare d’azzardo. Di conseguenza, vennero commissionati a ebanisti una grande varietà di tavolini da gioco: di forma triangolare o rettangolare per occupare meno spazio possibile, a volte muniti di un meccanismo a molla che faceva emergere una cassettiera. Ma il mobile che resta il più emblematico dell’ebanisteria ligure settecentesca e che nulla deve alle mode provenienti dalla Francia, è il “trumeau” (all’epoca chiamato “bureau”): così elegante e proporzionato da poter essere paragonato a un’opera di liuteria .I “trumeau” più ricercati e i più richiesti all’epoca, erano e sono quelli con la cosiddetta decorazione “- a quadrifoglio- ” (un cuore quadrilobato) che Ludovico Caumont Caimi attribuisce all’influenza inglese (Genova aveva notevoli commerci con il Regno Unito): infatti la tecnica è a intarsio con legni di colore contrastante tagliati a rondelle e non, come per i rari esempi francesi che si avvicinavano in grazia, basata sulle venature naturali delle lastre accostate. L’esigenza pressante di essere “all’ultima moda di Parigi” si fece strada dalla fine degli anni Trenta del settecento. Nell’interpretazione del rococò francese, i bancalari diedero prova di un’autonomia artistica che rende inconfondibili le loro creazioni, semplificandone le parti accessorie ossia alleggerendo il mobile dalle decorazioni metalliche, di cui la Francia opulente faceva largo uso e che la Genova, sempre così umilmente ritrosa, trovava eccessiva e volgare. Come scriveva Edi Baccheschi : “ Il Luigi XV trova nello splendido barrocchetto genovese una libera, originale versione delle sue linee, dei suoi motivi decorativi… eleganza sciolta che è assai vicina alla produzione di Parigi e talvolta superiore per sobrietà”. Il neoclassicismo venne recepito prontamente dagli ebanisti genovesi, nell’utilizzo degli stessi motivi a intarsi, mentre qualche reticenza si ebbe per l’abbandono delle linee sinuose del mobile, in virtù di una comparsa della gamba dritta. Alcuni tra i mobili neoclassici genovesi documentati presso alcune facoltose famiglie patrizie sono accumunati da montanti cilindrici o a colonna scanalata che ne suggeriscono la probabile provenienza da una sola delle non più di cinque o sei botteghe di alto livello operanti nel capoluogo ligure nel corso del secolo XVIII. Molto forte a Genova fu poi l’influenza dell’intarsio lombardo detto “alla Maggiolini”, che in alcuni mobili appare così vicino al gusto e alla tecnica delle fonti da porre dei seri problemi di attribuzione.
Elegante tutta tela editoriale di colore chiaro con titoli e fregio in nero ai piatti e dorso, sovraccoperta illustrata a colori con titoli in nero, sguardie figurate , formato in 4° cm. 25 x 32, pagine 345 , superlativo apparato iconografico: circa 200 pezzi di mobili elencati, 270 illustrazioni fotografiche , la maggior parte a colori, n/t con esaustive didascalie per ogni pezzo indicato, inedito indice biografico degli ebanisti . Condizioni usato , normali segni del tempo alla sovraccoperta, interno perfetto allo stato del nuovo, nel complesso eccellente esemplare. Fondamentale e rara monografia di riferimento.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.




 

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"L’Ebanisteria Genovese del Settecento"
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D.LGS 205/2006 - D.LGS 21/2014
Aggiornato al 13 giugno 2014

Articolo 3
Definizioni

1. Ai fini del presente codice ove non diversamente previsto, si intende per :
a) consumatore o utente: la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta ;
...
c) professionista: la persona fisica o giuridica che agisce nell'esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, ovvero un suo intermediario;

Articolo 63
Passaggio del rischio
1. Nei contratti che pongono a carico del professionista l’obbligo di provvedere alla spedizione dei beni il rischio della perdita o del danneggiamento dei beni, per causa non imputabile al venditore, si trasferisce al consumatore soltanto nel momento in cui quest’ultimo, o un terzo da lui designato e diverso dal vettore, entra materialmente in possesso dei beni.
2. Tuttavia, il rischio si trasferisce al consumatore gia’ nel momento della consegna del bene al vettore qualora quest’ultimo sia stato scelto dal consumatore e tale scelta non sia stata proposta dal professionista, fatti salvi i diritti del consumatore nei confronti del vettore.

gazzettaufficiale.it
Codiceconsumo.pdf

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