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Briganti e Società nell’Ottocento: il caso Calabria

 

Briganti e Società nell’Ottocento: il caso Calabria
 

Autore: Alfonso Scirocco (Professore)
Editore: edizioni Capone Editore
Anno:1991
Collana: collana Storia del Mezzogiorno
Condizioni: COME NUOVO
Categoria: Risorgimento Brigantaggio Calabria questione Meridionale Garibaldi Alfonso Scirocco Libri rari
ID titolo:48781831

"Briganti e Società nell’Ottocento: il caso Calabria" è in vendita da mercoledì 7 febbraio 2018 alle 14:07 in provincia di Parma

Note su "Briganti e Società nell’Ottocento: il caso Calabria":
Alfonso Scirocco (Napoli, 1924 – Napoli, 22 settembre 2009) è stato uno storico italiano, professore emerito dell’università di Napoli Federico II. Nel 1966 divenne titolare della cattedra di Storia del Risorgimento della Facoltà di Lettere dell’Università di Napoli Federico II, il suo interesse verso la storia risorgimentale lo portò a diventare membro del consiglio di presidenza dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, a far parte della Commissione nazionale per la pubblicazione dei carteggi di Cavour e della commissione per l’edizione nazionale degli scritti di Mazzini e di Garibaldi .La sua attività di storico era principalmente concentrata su tre tematiche: la condizione del Mezzogiorno prima e dopo l’Unità d’italia, le ribellioni contadine col fenomeno del brigantaggio e le proteste sociali, gli aspetti della democrazia italiana nell’Ottocento .L’autore ha strutturato l’Opera al fine di avere un quadro complessivo della storia Risorgimentale a partire dall’età napoleonica fino alla proclamazione di Roma capitale d’Italia nel 1871. L’Autore prende le mosse per la sua analisi sul brigantaggio dagli studi di Hobsbawm e Molfese per dire che il brigantaggio non fu una reazione borbonico-clericale e nemmeno un fenomeno politico-militare , ma ebbe soprattutto un carattere sociale in quanto i briganti non furono comuni delinquenti ma espressione di un movimento di liberazione (anche se non sempre consapevole) dalla oppressione e dalla miseria. Il libro, che ripercorre un’ininterrotta continuità della persistenza del brigantaggio nella Calabria in tutti i primi settanta anni dell’Ottocento in forme e modi quasi sempre uguali, si divide in quattro capitoli . I periodi storici che vengono affrontati partono dal 1799 quando il cardinale Ruffo sconfisse la Repubblica partenopea riconsegnando Napoli a Ferdinando IV di Borbone, proseguono con il decennio francese (1806-1815) di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, la restaurazione borbonica fino al 1860, la fine del Regno delle Due Sicilie, il Regno dei Savoia ed il decennio postunitario (1860-1870). Tantissimi nomi di briganti sono elencati dallo Scirocco , ma fra tutti spicca quello di Giosafatte Talarico, al quale è dedicato l’intero secondo capitolo. Prima seminarista, intraprese poi gli studi di farmacista senza però poterli terminare. Fu costretto infatti a darsi alla macchia, intorno al 1820, dopo aver ucciso un ricco giovinastro che aveva violentato una sua sorella. Un delitto d’onore quindi. Da allora Giosafatte Talarico regnò sui monti della Sila per più di vent’anni, riverito e temuto perché forte, audace, coraggioso. Non era feroce, ma aveva indiscutibili doti di capo ed incuteva ai suoi compagni grande terrore. Frequentava, protetto da amici potenti ed influenti, «or travestito da prete, or da ricco signore, i caffé, i teatri, e passeggiava per le strade più frequentate». Aveva provveduto di dote fanciulle povere e compiuto molte altre azioni generose. Ma anche faceva fuori chi lo tradiva. Dopo tanti tentativi andati a vuoto di catturarlo, per liberarsene non restava che trattare la resa. Gli fu proposto una pensione di sei ducati ed una casetta nell’isola d’Ischia. Talarico accettò, ma a condizione che il beneficio fosse esteso ai suoi compagni. Terminava così la carriera del brigante che aveva “fatto tremare le tre Calabrie”, ma il cui nome sarebbe stato ricordato “con lode più che con biasimo come quello di un protettore del povero contro il ricco, del debole contro il forte”. Alfonso Scirocco riprende questi cenni biografici del brigante Giosafatte Talarico dallo scrittore calabrese Nicola Misasi. Il terzo capitolo parla della persistenza del brigantaggio in Calabria fino all’Unità del 1860. Si accenna ai briganti Natale Faraca, Pietro Maria Buonofiglio, Pasquale D’Ardes, Giuseppe Scarcelli (Vozzo), Saverio Lopez (Pedecase), Nicola Rende, Raffaele Arnone, Pietro Branca, Fortunato Federico, Gennaro Emanuele. E questi erano i capi banda, vi sono poi i nomi o i numeri dei componeti le singole banda, che comunque non superavano in media la decina di adepti. L’ultimo capitolo tratta del brigantaggio postunitario. In Calabria i briganti più famosi furono Domenico Straface (Palma) e Carmine Franzese. In coda al brigantaggio postunitario Scirocco accenna al brigante Giuseppe Musolino, che appassionò l’opione pubblica italiana alla fine del secolo. In appendice al libro sono riprodotti significativi documenti dell’epoca ed interessanti liste di briganti , con tantissimi nomi con motivo e data dell’arresto o dell’uccisione.
Brossura morbida figurata a colori , formato in 8° cm. 17 x 24, pagine 154 + indice e numero 16 ( pagine n.n.) in cui sono riprodotti significativi documenti dell’epoca ed interessanti liste di briganti , con tantissimi nomi con motivo e data dell’arresto o dell’uccisione. Fondamentale e rara opera di riferimento , in quanto attraverso vastità degli studi effettuati , dell’Autore ci permette di avere un quadro complessivo delle problematiche trattate.
Il presente volume fa parte della collezione personale.





 

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"Briganti e Società nell’Ottocento: il caso Calabria"
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Risorgimento Brigantaggio Calabria questione Meridionale Garibaldi Alfonso Scirocco Libri rari. Alfonso Scirocco (Napoli, 1924 – Napoli, 22 settembre 2009) è stato uno storico italiano, professore emerito dell’università di Napoli Federico II. Nel 1966 divenne titolare della cattedra di Storia del Risorgimento della Facoltà di Lettere dell’Università di Napoli Federico II, il suo interesse verso la storia risorgimentale lo portò a diventare membro del consiglio di presidenza dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, a far parte della Commissione nazionale per la pubblicazione dei carteggi di Cavour e della commissione per l’edizione nazionale degli scritti di Mazzini e di Garibaldi .La sua attività di storico era principalmente concentrata su tre tematiche: la condizione del Mezzogiorno prima e dopo l’Unità d’italia, le ribellioni contadine col fenomeno del brigantaggio e le proteste sociali, gli aspetti della democrazia italiana nell’Ottocento .L’autore ha strutturato l’Opera al fine di avere un quadro complessivo della storia Risorgimentale a partire dall’età napoleonica fino alla proclamazione di Roma capitale d’Italia nel 1871. L’Autore prende le mosse per la sua analisi sul brigantaggio dagli studi di Hobsbawm e Molfese per dire che il brigantaggio non fu una reazione borbonico-clericale e nemmeno un fenomeno politico-militare , ma ebbe soprattutto un carattere sociale in quanto i briganti non furono comuni delinquenti ma espressione di un movimento di liberazione (anche se non sempre consapevole) dalla oppressione e dalla miseria. Il libro, che ripercorre un’ininterrotta continuità della persistenza del brigantaggio nella Calabria in tutti i primi settanta anni dell’Ottocento in forme e modi quasi sempre uguali, si divide in quattro capitoli . I periodi storici che vengono affrontati partono dal 1799 quando il cardinale Ruffo sconfisse la Repubblica partenopea riconsegnando Napoli a Ferdinando IV di Borbone, proseguono con il decennio francese (1806-1815) di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, la restaurazione borbonica fino al 1860, la fine del Regno delle Due Sicilie, il Regno dei Savoia ed il decennio postunitario (1860-1870). Tantissimi nomi di briganti sono elencati dallo Scirocco , ma fra tutti spicca quello di Giosafatte Talarico, al quale è dedicato l’intero secondo capitolo. Prima seminarista, intraprese poi gli studi di farmacista senza però poterli terminare. Fu costretto infatti a darsi alla macchia, intorno al 1820, dopo aver ucciso un ricco giovinastro che aveva violentato una sua sorella. Un delitto d’onore quindi. Da allora Giosafatte Talarico regnò sui monti della Sila per più di vent’anni, riverito e temuto perché forte, audace, coraggioso. Non era feroce, ma aveva indiscutibili doti di capo ed incuteva ai suoi compagni grande terrore. Frequentava, protetto da amici potenti ed influenti, «or travestito da prete, or da ricco signore, i caffé, i teatri, e passeggiava per le strade più frequentate». Aveva provveduto di dote fanciulle povere e compiuto molte altre azioni generose. Ma anche faceva fuori chi lo tradiva. Dopo tanti tentativi andati a vuoto di catturarlo, per liberarsene non restava che trattare la resa. Gli fu proposto una pensione di sei ducati ed una casetta nell’isola d’Ischia. Talarico accettò, ma a condizione che il beneficio fosse esteso ai suoi compagni. Terminava così la carriera del brigante che aveva “fatto tremare le tre Calabrie”, ma il cui nome sarebbe stato ricordato “con lode più che con biasimo come quello di un protettore del povero contro il ricco, del debole contro il forte”. Alfonso Scirocco riprende questi cenni biografici del brigante Giosafatte Talarico dallo scrittore calabrese Nicola Misasi. Il terzo capitolo parla della persistenza del brigantaggio in Calabria fino all’Unità del 1860. Si accenna ai briganti Natale Faraca, Pietro Maria Buonofiglio, Pasquale D’Ardes, Giuseppe Scarcelli (Vozzo), Saverio Lopez (Pedecase), Nicola Rende, Raffaele Arnone, Pietro Branca, Fortunato Federico, Gennaro Emanuele. E questi erano i capi banda, vi sono poi i nomi o i numeri dei componeti le singole banda, che comunque non superavano in media la decina di adepti. L’ultimo capitolo tratta del brigantaggio postunitario. In Calabria i briganti più famosi furono Domenico Straface (Palma) e Carmine Franzese. In coda al brigantaggio postunitario Scirocco accenna al brigante Giuseppe Musolino, che appassionò l’opione pubblica italiana alla fine del secolo. In appendice al libro sono riprodotti significativi documenti dell’epoca ed interessanti liste di briganti , con tantissimi nomi con motivo e data dell’arresto o dell’uccisione.
Brossura morbida figurata a colori , formato in 8° cm. 17 x 24, pagine 154 + indice e numero 16 ( pagine n.n.) in cui sono riprodotti significativi documenti dell’epoca ed interessanti liste di briganti , con tantissimi nomi con motivo e data dell’arresto o dell’uccisione. Fondamentale e rara opera di riferimento , in quanto attraverso vastità degli studi effettuati , dell’Autore ci permette di avere un quadro complessivo delle problematiche trattate.
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Aggiornato al 13 giugno 2014

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