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Ho ucciso Don Pessina

 

Ho ucciso Don Pessina
 

Autore: Wilson Pignagnoli ( Don)
Editore: Edizioni Sas – Roma
Anno:Prima ed unica edizione – 5 – VI - 1949
Condizioni: OTTIME CONDIZIONI
Categoria: PARTIGIANI COMUNISTI TRIANGOLO DELLA MORTE EMILIA ROMAGNA ECCIDI DON PESSINA LIBRI RARI
ID titolo:55841782

"Ho ucciso Don Pessina" è in vendita da mercoledì 19 settembre 2018 alle 13:58 in provincia di Parma

Note su "Ho ucciso Don Pessina":
…..Ed ecco cosa dichiarò il principale imputato nel primo processo, poi assolto in sede di rinvio, Germano Nicolini — allora sindaco comunista di Correggio — il 27 giugno 1946 ai carabinieri, al tempo delle primissime indagini, che non ebbero seguito, in considerazione dei tempi in cui si svolsero: ’’Ritengo, per mia convinzione personale, che l’omicidio sia stato commesso da forze occulte (SAM o altre organizzazioni similari) allo scopo di determinare dissidi e malintesi fra i diversi partiti e specialmente creare delle ostilità al Partito Comunista, che in base alle conseguenze sarebbe il più indiziato in questa circostanza’’....... . Quando si pensi che le SAM erano le ’’Squadre di Azione Mussolini’’ che facevano parte delle ’forze occulte della reazione in agguato’, si ha la prova dei limiti che la menzogna può raggiungere e superare.
Don Umberto Pessina (Correggio, 1902 – Correggio, 18 giugno 1946) è stato un presbitero cattolico italiano ucciso da due colpi d’arma da fuoco il 18 giugno 1946 nella sua parrocchia a San Martino Piccolo, frazione di Correggio. Del delitto vennero accusati gli ex partigiani comunisti Ello Ferretti, Antonio Prodi e Germano Nicolini, che subito dopo la guerra era stato eletto sindaco di Correggio per il PCI, malgrado le confessioni di Cesarino Catellani ed Ero Righi, che si accusarono del delitto ma furono condannati per autocalunnia. Nel 1990, quando il caso venne riaperto su invito del deputato Otello Montanari, William Gaiti espatriato nel 1946 , confessò di aver preso parte all’omicidio insieme a Catellani e Righi. Ferretti, Prodi e Nicolini, che erano stati condannati a 22 anni di carcere e ne avevano scontati 10, furono definitivamente assolti per non aver commesso il fatto nel 1994. I veri responsabili rimasero invece liberi e furono prosciolti nel 1993 in applicazione dell’amnistia emanata dal Governo Pella nel 1953 per tutti i reati politici commessi entro il 18 giugno 1948.
Nell’arco di poco più di un anno, dalla Liberazione al 18 giugno 1946, cadono in Emila-Romagna, uccisi dall’estremismo comunista sedici sacerdoti. Le uccisioni si concentrano esclusivamente nelle province a più forte radicamento comunista: Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ravenna. Ad essere colpiti sono semplici parroci di campagna che abitano per lo più in canoniche isolate. Nella quasi totalità è difficile individuare una movente plausibile alla loro soppressione se non il feroce odio religioso che fa del sacerdote un naturale, anzi un privilegiato, bersaglio politico da colpire. Nella figura del sacerdote come rappresentante della Chiesa gli estremisti vedono il compendio simbolico dell’ordine politico e sociale d abbattere. Non importa che il clero abbia nella stragrande maggioranza simpatizzato per la Resistenza, offrendo appoggi e rifugio sicuro alle formazioni partigiane. Non importa che molti sacerdoti abbiano direttamente militato tra le file dalle Resistenza e che decine di loro siano stati uccisi nelle rappresaglie. Non importa neppure che anche molte delle vittime abbiano dato un contributo in viveri e denaro alla causa della Resistenza o svolto assistenza ai perseguitati dai tedeschi e dai fascisti in campo di concentramento. Il prete è un nemico, e come tale viene visto con sospetto e con diffidenza, quando non con vero e proprio odio. Basta il ricordo di qualche lontana simpatia fascista od una semplice voce, magari propalata ad arte, di aver intrattenuto rapporti con i tedeschi, od una predica in Chiesa di tono anticomunista, e scatta la condanna a morte. Nella determinazione a colpire i sacerdoti rivive poi l’antico e fortissimo sentimento anticlericale diffuso nelle campagne emiliane e già sperimentato nella violenza iconoclasta della ’’settimana rossa’’ del primo anteguerra; ed inoltre, almeno in alcuni casi, nella spinta ad uccidere si intrecciano motivi più o meno sordidi d’interesse personale di qualche bracciante od affittuario dei benefici parrocchiali, essendo la figura del prete non di rado collegata a quella del padrone ’’sfruttatore’’.
Brossura morbida avana con titoli in nero e rosso in cornice, formato in 16° cm. 12 x 18 , pagine 206 (2) , condizioni usato, nessuna mancanza, legatura solida , normali segni del tempo e d’uso ai piatti, interno perfetto, eccellente esemplare da collezione , firma di appartenenza ( Sacerdote Alvaro M********) al piatto e al frontespizio. Rara opera di riferimento giunta miracolosamente fino ai giorni nostri ( vedi l’anno di edizione) che inquadra perfettamente la situazione nazionale , e specialmente emiliana, durante gli anni cupi e difficili del primo dopoguerra. Opera di grande sapore storico ed attuale.
Ma di tutte le rappresaglie effettuate dai vincitori nel primo dopoguerra , quante furono le vittime? Il ministro Scelba , in parlamento , fornì una prima cifra di 13.000 persone . Ferruccio Parri , il leggendario ’’Maurizio’’ della guerra partigiana corresse in 30.000. La storiografia Fascista ipotizzò che il numero si aggirasse intorno ai 200.000. E Francesco Scotti, deputato comunista della Costituente , forse in un eccesso di livore polemico e politico , se ne uscì con un tremendo : ’’Quei 300.000 li abbiamo ammazzati noi, e abbiamo fatto benissimo !’’.
Il presente volume fa parte della mia collezione personale.










 

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D.LGS 205/2006 - D.LGS 21/2014
Aggiornato al 13 giugno 2014

Articolo 3
Definizioni

1. Ai fini del presente codice ove non diversamente previsto, si intende per :
a) consumatore o utente: la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta ;
...
c) professionista: la persona fisica o giuridica che agisce nell'esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, ovvero un suo intermediario;

Articolo 63
Passaggio del rischio
1. Nei contratti che pongono a carico del professionista l’obbligo di provvedere alla spedizione dei beni il rischio della perdita o del danneggiamento dei beni, per causa non imputabile al venditore, si trasferisce al consumatore soltanto nel momento in cui quest’ultimo, o un terzo da lui designato e diverso dal vettore, entra materialmente in possesso dei beni.
2. Tuttavia, il rischio si trasferisce al consumatore gia’ nel momento della consegna del bene al vettore qualora quest’ultimo sia stato scelto dal consumatore e tale scelta non sia stata proposta dal professionista, fatti salvi i diritti del consumatore nei confronti del vettore.

gazzettaufficiale.it
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